Ven 14 Giu 2019 - 3680 visite
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Archiviata la querela da 100mila euro di Naomo Lodi a Estense.com

Il giudice sul leghista: “Sul tema dell'immigrazione ha formulato giudizi netti e divisivi”

Cade nel nulla la querela di Nicola “Noamo” Lodi a Estense.com. Dopo tre mesi dall’udienza camerale, il giudice per le indagini preliminari Danilo Russo accoglie le richiesta di archiviazione che era già stata formulata dal pm Stefano Longhi, e alla quale si era opposto il segretario comunale della Lega.

Il processo deriva dalla denuncia per diffamazione aggravata che il neoeletto segretario comunale del Carroccio aveva sporto contro il direttore Marco Zavagli e contro la testimone che aveva raccontato via lettera di aver visto Naomo chiedere documenti a un migrante.

Lodi replicò assicurando – forte della testimonianza di due amici – che stava indagando sul racket del latte in polvere, a suo dire nuovo e lucroso business della mafia nigeriana a Ferrara.

Il segretario leghista prima chiese un risarcimento di 100mila euro al giornale, poi querelò. In agosto il pm chiese l’archiviazione, alla quale Lodi, tramite il suo avvocato Ciriaco Minichiello, fece opposizione nonostante le motivazioni trancianti della procura.

Per la pubblica accusa infatti la descrizione dell’episodio “non travalica in alcun modo i limiti di pertinenza ad un fatto di oggettiva rilevanza pubblica e di continenza verbale nell’esposizione dei fatti” e le versioni dei suoi testimoni erano “intrinsecamente prive […] di un grado di attendibilità adeguato”.

Al contrario, il pm aveva ritenuto per varie ragioni “di particolare attendibilità” il racconto delle testimoni che “vale a smentire quanto diversamente sostenuto sul punto dal Lodi e dai suoi testimoni di riferimento e ad insinuare di conseguenza un ulteriore ragionevole dubbio in ordine alla credibilità complessiva della versione dei fatti prospettata dagli stessi”.

Una versione sposata dal giudice, che fa notare come all’udienza dello scorso 7 febbraio fu “lo stesso difensore della parte offesa Lodi (l’avvocato Ciriaco Minichiello (anch’egli ora entrato in consiglio comunale, ndr) a ritenere, nell’atto di opposizione, che l’indagine «possa dirsi pressoché interamente svolta»“.

Il gip rileva poi che l’autore degli articoli contestati, il direttore di Estense.com Marco Zavagli, al quale il politico chiedeva un risarcimento di 100mila euro, si è “limitato a riportare il contenuto della lettera pervenuta alla redazione, specificando che si trattava della versione dei fatti offerta da quest’ultima e senza presentarla come vera (non a caso, nel secondo articolo di cui si discute, Zavagli dà atto della smentita di Lodi nonché dell’ulteriore testimonianza sull’accaduto, aderente alla prima). La lettura dello scritto (in cui le affermazioni della donna sono puntualmente virgolettate e viene dato precisamente conto della provenienza delle stesse) offre precisa contezza di ciò, né può dubitarsi che le affermazioni della coindagata – relative ad un noto esponente del partito politico della “Lega Nord” di Ferrara – fossero di sicura rilevanza, quantomeno locale”.

Quanto alla testimonianza che tanto fece arrabbiare il segretario leghista, l’intento della testimone, scrive il gip, “era di sottoporre all’attenzione dei lettori il problema, avvertito come di estremo interesse sociale, delle discriminazioni – tramite una poco giustificabile richiesta di esibire i documenti – poste in essere anche da parte di rappresentanti delle istituzioni nei confronti di soggetti stranieri”.

Il giudice conclude facendo sue le argomentazioni del pm a proposito di una vicenda che coinvolge proprio un soggetto politico, che sul tema dell’immigrazione risulta aver formulato giudizi netti e divisivi ed i cui testimoni indicati dall’odierna persona offesa sono, per quanto qui interessa, soggetti che esprimono vicinanza politica (e dunque sostegno) allo stesso Lodi”.

In estrema sintesi, per il tribunale siamo di fronte a “un quadro complessivo connotato da una generica e insanabile contraddittorietà in cui difettano adeguati riscontri esterni sulla base dei quali affermare la veridicità dell’una o dell’altra versione. Sulla scorta di tali premesse non può che disporsi l’archiviazione del presente procedimento”.

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