Mer 15 Gen 2020 - 12197 visite
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Nella Ferrara che si candida a capitale della cultura chiudono le biblioteche

Nonostante l’assessore parlasse di “illazioni messe in giro ad arte" i timori di cittadini e lavoratori si sono avverate

Quello che i cittadini, i sindacati e le opposizioni temevano da mesi si sta realizzando. E questo nonostante già a settembre l’assessore alla cultura Marco Gulinelli assicurasse che non ci sarebbero stati ridimensionamenti del servizio, parlando di “illazioni messe in giro ad arte”.

E invece da ieri campeggia sulla porta della biblioteca Rodari di viale Krasnodar il triste annuncio: chiusura di una settimana per carenza di personale.

Sul timore che gli imminenti prepensionamenti potessero danneggiare la consueta fruizione del servizio c’era stata anche una petizione popolare e un appello di Cgil, Cisl e Uil, rimasti inascoltati.

Ora a Ilaria Baraldi, consigliera comunale del Pd, non rimane che ricordare che la giunta leghista ha “abbandonato il progetto della nuova biblioteca originariamente prevista nella trasformazione del complesso Corti di Medoro nella zona Sud di Ferrara in favore di un ampliamento degli spazi che saranno in uso al comando della Polizia Municipale”.

Le dichiarazioni rilasciate per giustificare tale scelta, ricorda Baraldi, “sono state inizialmente volte a rassicurare che se non si fosse aperta la biblioteca in quegli spazi, si sarebbe aperta ugualmente alla Corti di Medoro, in altri spazi attigui, mai specificati né individuati”.

In risposta a una interpellanza sul futuro del sistema bibliotecario della città, l’assessore Gulinelli aveva risposto che “questa amministrazione ha ben presente come il quartiere in oggetto abbia necessità di cure e attenzioni, e a questo proposito intende coinvolgere i residenti in un percorso partecipato al fine di condividere idee, progetti, iniziative di carattere culturale nella non distante e storica Biblioteca Rodari”.

La risposta indicava anche criticità, in quanto “il pensionamento di oltre 20 operatori del servizio potrebbe mettere a rischio perfino i turni di apertura della Biblioteca Ariostea”.

“Tale chiarissima manifestazione di preoccupazione e di incapacità progettuale – fa notare la dem – veniva poi smentita pochi giorni dopo sulla stampa, dal medesimo assessore che dichiarava che «i pensionamenti in programma non mettono, come è ovvio, a rischio l’apertura delle biblioteche e la loro fruizione da parte del pubblico»”.

Nel corso della commissione consiliare richiesta dai consiglieri del Pd sul futuro del sistema bibliotecario, alla presenza degli assessori Gulinelli e Travagli, “dalla vaghezza e indeterminatezza delle risposte non era stato possibile comprendere come si sarebbe affrontato l’imminente cambiamento derivante dai pensionamenti ”.

In ottobre, alla luce della mancanza di chiarezza manifestata dalle contraddittorie dichiarazioni degli assessori, i lavoratori del servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara avevano approvato all’unanimità un odg in cui definivano insoddisfacenti le risposte ricevute dall’amministrazione comunale rispetto alle” problematiche che rischiano di compromettere prospettive e funzionalità del servizio, con particolare riferimento alla mancanza di risposte precise e coerenti in merito all’assunzione di nuovo personale in previsione dei previsti pensionamenti”, definiti dal personale come “una seria criticità che va superata”.

“Era quindi noto lo scenario che si andava prefigurando – fa presente Baraldi in un question time -, e cioè che venendo meno personale bibliotecario, il sistema delle biblioteche di Ferrara era ed è tuttora palesemente a rischio”.

A questo punto Baraldi chiede “quali siano le reali intenzioni dell’amministrazione in merito al sistema bibliotecario ferrarese e al personale necessario per consentire una adeguata e idonea risposta ai bisogni culturali dei cittadini”.

Sul tema interviene anche Angela Alvisi, candidata in consiglio regionale per Emilia-Romagna Coraggiosa, che fa presente al sindaco Alan Fabbri che “quando alcune forze civiche hanno proposto di candidare Ferrara a Città italiana della Cultura lo facevano coscienti che per diventarlo bisognasse puntare sulla cultura diffusa e su progetti a lungo termine. Ovvero aprire nuove biblioteche, non chiudere quelle che ci sono perchè incapaci di gestirne il personale. Insomma non basta copiare gli slogan, bisogna sapere anche cosa c’è dietro”.

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