Naomo, scatta l’ora X
Nicola Lodi detto Naomo da oggi può tornare a occuparsi di politica. I 18 mesi di sospensione da ogni carica amministrativa dovuta alla legge Severino sono terminati
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Il gruppo di Assirì (foto di Jessica Gheller Mocellin)
Occhiobello. La vita gli ha cucito addosso un abito da sarto quando era ancora bambino. E quella veste non se l’è più tolta di dosso, nonostante gli anni passati e i chilometri macinati. Una piccola grande storia di integrazione che ha dato vita a una sartoria eco-etica, appena nata a Occhiobello.
Il progetto di sartoria e inclusione sociale si chiama “Assirì” che significa “nodo” in Djula, lingua nazionale in Costa d’Avorio e veicolare in molti paesi dell’Africa subsahariana.
Un “nodo” anche imprenditoriale, nato dall’incontro fortunato tra i dipendenti della cooperativa Di tutti i colori e Bakary Kone, un richiedente asilo ivoriano accolto dalla coop occhiobellese dopo il suo arrivo in Italia nel 2015.
“Nella casa che lo ospitava ha trovato una macchina da cucire e ha subito chiesto ago e filo per poter confezionare cose per lui e per i suoi amici” raccontano Giulia Rociola, Francesca De Luca ed Elisa Bertaglia che, grazie a un piccolo fondo del terzo settore per attività rivolte ai richiedenti asilo, hanno deciso di investire in questa nuova avventura imprenditoriale.
Un modo per Bakary per portare avanti l’eredità del padre, che gli ha trasmesso la passione per la sartoria e tutti i segreti di un mestiere che ha imparato a soli dieci anni, quando ha dovuto affiancare il papà nel lavoro nel suo atelier. Ora il giovane ivoriano ha un laboratorio tutto suo, dove realizza prodotti nei quali si fondono lo stile dell’Africa sub sahariana (con utilizzo di stoffe wax dai colori sgargianti) e quello occidentale per un taglio ‘europeo’.
L’attività è entrata a pieno regime sotto le feste di Natale. “Abbiamo ricevuto diversi ordini da parte di chi ama acquistare prodotti artigianali e personalizzabili per fare un regalo unico e originale, perché questo permette di non acquistare una cosa, ma una storia e la passione di chi ha creato il prodotto” spiega la presidente della cooperativa.
“Insieme a Bakary abbiamo dunque pensato di unire i nostri principi – equo compenso, reinvestimento degli utili in progetti sociali, attenzione per l’ambiente – con il progetto di integrazione di Bakary, valorizzando il suo talento e le sue competenze” raccontano da Di tutti i colori che hanno fatto delle parole d’ordine – “mescolanza, ecologia (una parte delle stoffe viene donata al progetto e viene data loro “nuova vita”), eticità e personalizzazione” – un marchio distintivo di fabbrica della nuova sartoria eco-etica.
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