Ostellato
4 Agosto 2026
La relazione semestrale del commissario giudiziale fotografa un netto peggioramento: creditori privilegiati ancora senza pagamenti, oltre 50 esuberi prospettati e un piano di risanamento che dovrà essere modificato

Fox Bompani, il concordato non regge: verso la vendita dello stabilimento di Ostellato

di Redazione | 3 min

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Ostellato. La crisi della Fox Spa di Renzo Bompani, storica azienda di Ostellato specializzata nella produzione di elettrodomestici, entra in una fase ancora più delicata. La quarta relazione semestrale del commissario giudiziale Enrico Baraldi, depositata al Tribunale di Ferrara, evidenzia infatti come il piano concordatario omologato nel dicembre 2024 non sia più sostenibile nelle condizioni attuali e dovrà essere profondamente rivisto.

I due aspetti che emergono con maggiore forza dal documento riguardano il futuro dell’occupazione e quello dello stabilimento di Ostellato, entrambi destinati a essere coinvolti nella revisione del piano industriale.

Sul fronte del lavoro, il quadro è particolarmente preoccupante. La società ha già ottenuto la proroga della cassa integrazione straordinaria con contratto di solidarietà fino al 31 dicembre 2026 per un massimo di 77 lavoratori, ma il commissario richiama quanto indicato dal management: l’analisi organizzativa evidenzia “esuberi superiori a 50 unità” e la “probabile dismissione della smalteria”. Parallelamente è stata avviata anche una procedura di mobilità volontaria per ridurre in modo permanente il costo del lavoro e adeguare l’organico alle nuove dimensioni produttive.

L’altro nodo riguarda il futuro del sito produttivo di Ostellato. Secondo la relazione, i correttivi finora messi in campo non saranno sufficienti a garantire il rispetto del concordato e la modifica del piano dovrà prevedere “stringenti tempistiche per l’alienazione di taluni assets fra cui certamente lo stabilimento industriale di Ostellato”. Una prospettiva che, se confermata, rappresenterebbe una svolta per uno dei principali insediamenti industriali del territorio.

Già nei mesi scorsi la società aveva avviato un percorso di valorizzazione dell’immobile, destinando quote sempre maggiori degli spazi ad attività logistiche e mantenendo solo una parte della superficie per la produzione diretta, nel tentativo di rendere il complesso più appetibile per eventuali investitori. Contestualmente prosegue anche la ricerca di acquirenti per altri asset aziendali, tra cui stampi, attrezzature e know-how non più utilizzati.

Il peggioramento della situazione economica viene ricondotto anche agli effetti del conflitto nell’area del Golfo Persico, che ha colpito il principale mercato di riferimento dell’azienda, verso il quale è destinato il 100% delle esportazioni. Le difficoltà logistiche e commerciali hanno provocato una significativa riduzione dei volumi produttivi già nel primo semestre del 2026, aggravando una situazione che era già compromessa dalla lenta ripresa dell’attività dopo l’avvio del concordato.

Le conseguenze si riflettono direttamente sui conti. Il commissario sottolinea che la produzione e il fatturato sono rimasti ben al di sotto delle previsioni del piano industriale, impedendo di generare i flussi di cassa necessari sia per la gestione ordinaria sia per soddisfare i creditori. Il debito corrente è così salito a oltre 1,07 milioni di euro, con un incremento di quasi 395mila euro rispetto alla fine del 2025.

Il passaggio forse più significativo della relazione riguarda però l’esecuzione del concordato. “Ad oggi non sono stati pagati i crediti privilegiati, da soddisfare invece già nel corso dell’esercizio 2025, e non vi sono previsioni di pagamento degli stessi nel corso dell’esercizio 2026 per mancanza di disponibilità finanziaria”, scrive il commissario, certificando il forte ritardo accumulato nell’attuazione del piano.

Non mancano, tuttavia, alcuni elementi di speranza. Al 28 luglio l’azienda disponeva di un portafoglio ordini superiore a 6,1 milioni di euro, tra commesse già in produzione e ordini in fase di conferma, sostenuti anche da linee di credito dedicate e dall’acquisizione di nuovi clienti. Secondo il commissario, però, questi segnali positivi non sono sufficienti, allo stato attuale, a garantire il rispetto del piano originario, rendendo inevitabile una sua revisione insieme a una profonda riorganizzazione industriale e occupazionale.

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