Cronaca
1 Agosto 2026
C'è una richiesta di archiviazione anche per l'indagine relativa ai manifesti con cui l'assessora era stata accusata di misgendering. Su questo filone d'inchiesta pende però un'opposizione

Barchette ProPal. Archiviata la denuncia dell’assessora Coletti

di Davide Soattin | 4 min

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Chiusa con un nulla di fatto l’inchiesta per minacce nata dalla denuncia dell’assessora Cristina Coletti, dopo che – lo scorso 6 settembre – aveva ritrovato alcune barchette con la scritta “FreePalestine” sul cancello e nella buchetta della propria abitazione.

Il gip Giovanni Solinas del tribunale di Ferrara infatti, accogliendo la richiesta della Procura, ha archiviato il fascicolo di indagine che era stato aperto contro ignoti.

Subito dopo la scoperta, Coletti denunciò l’accaduto alla polizia di Stato, dipingendolo come un fatto che andava “oltre il dissenso democratico, atto a destabilizzare il clima di serenità che contraddistingue una famiglia”. “Violare la mia sfera personale, colpendo anche la mia vita familiare, è un atto codardo e deplorevole, soprattutto se compiuto da ignoti” aveva aggiunto. Nell’annunciare l’intenzione di coinvolgere le autorità, l’assessora aveva poi proseguito: “Questo gesto è una grave violazione della vita privata perché non colpisce il mio ruolo istituzionale, ma entra direttamente nella sfera personale e familiare. È inaccettabile che il dissenso possa arrivare a compromettere la serenità di una famiglia nella propria casa. Con questo fatto si crea una destabilizzazione pericolosa, che spero non spinga altre persone all’emulazione”.

All’epoca dei fatti, lo sfogo dell’assessora aveva raccolto la solidarietà bipartisan degli esponenti della Lega e della capogruppo Anna Zonari de La Comune di Ferrara. I primi avevano definito l’accaduto un “blitz” che aveva “violato la privacy” dell’assessora, la seconda invece aveva inizialmente parlato di “gesto vile e intimidatorio“, salvo poi fare dietrofront.

In realtà infatti, poche ore dopo la notizia, la vicenda fu ridimensionata dal racconto dei genitori di quattro ragazzine di 13 e 14 anni, autrici di quel gesto. Un gesto nato “in risposta all’appello nazionale e trasversale a sostenere la missione umanitaria della Global Sumud Flotilla” che prevedeva la realizzazione di barchette di carta. “Anche le nostre figlie – avevano spiegato – hanno costruito e colorato barchette che poi hanno lasciato nei pressi di scuole e luoghi pubblici. Sono state messe a caso in luoghi visibili alle persone di passaggio, anche su alcuni cancelli di abitazioni e in alcune buchette private, proprio per attirare attenzione e – nelle loro intenzioni – sollecitare una riflessione su ciò che sta succedendo in Palestina”.

Secondo i genitori quindi l’abitazione di Coletti non era mai stata considerata un target, ma sarebbe finita tra le abitazioni “addobbate” con le barchette in maniera del tutto casuale. “Di certo non è stato un blitz e con certezza l’intento non era quello di turbare la quiete familiare di nessuno” avevano affermato. Poi la chiosa: “Ci dispiace che un gesto innocuo, ma fatto con autentico slancio da giovani donne che si affacciano all’impegno civile, sia stato frainteso e presumibilmente attribuito ad altre persone e ad altre intenzioni, producendo reazioni molto lontane da quelle che le ragazze si aspettavano”.

La Procura di Ferrara ha chiesto l’archiviazione anche per un’altra denuncia per minacce presentata da Coletti. La vicenda riguarda alcuni volantini affissi in città dai collettivi Ferrara Transfemminista e Out!*, che avevano accusato l’assessora di misgendering per aver utilizzato, durante la risposta a un question time in Consiglio comunale, il genere maschile riferendosi a una detenuta transgender che aveva denunciato un presunto stupro di gruppo nel carcere di via Arginone. Per i volantini erano state indagate due persone con l’ipotesi di reato di minacce. Su questo filone d’indagine, l’assessora, tramite il proprio avvocato, ha presentato opposizione alla richiesta di archiviazione, tuttora pendente davanti al gip.

Sull’archiviazione del fascicolo relativo alle barchette, l’avvocato Giacomo Forlani, legale dell’assessora, commenta: “Le indagini hanno accertato che erano delle ragazze minori pertanto non è stata ritenuta posta in essere alcuna forma di intimidazione in concreto, seppure astrattamente lo sarebbe potuto essere, tenuto conto che solo l’abitazione dell’assessore Coletti aveva ricevuto quel simbolo infilato nel cancello e le numerose foto scattate all’abitazione dopo il gesto compiuto”.

Diversa la posizione sul procedimento relativo ai volantini, per cui Forlani sostiene che “il presupposto della richiesta di archiviazione appare fuorviante, in quanto implicherebbe l’avvenuto misgendering da parte dell’assessora Coletti durante la risposta al question time, circostanza fermamente contestata con l’opposizione. Nessuna frase di misgendering – chiude – è infatti stata pronunciata durante l’intervento dell’assessora, che si è limitata a dare lettura della nota ricevuta dalla direzione del carcere”.

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