Ven 18 Ott 2019 - 5927 visite
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Agenti sotto copertura, telecamere e intercettazioni contro lo spaccio ai giardini del Grattacielo

I dettagli dell'operazione “Wall Street” con la quale la Polizia ha fermato un gruppo di pusher attivo in Gad arrestando 26 persone

In primo piano, da sinistra: il dirigente della Squadra Mobile Andrea Crucianelli e Luca Sita, coordinatore della coordinatore della sezione Antidroga

Quarantacinque indagati, sette custodie in carcere, 11 arresti differiti, 7 divieti di dimora, 6 arresti in flagranza, un fermo d’indiziato di delitto, due espulsioni e 10 kg di droga – tra marijuana, cocaina ed eroina – sequestrati, 200 poliziotti impegnati, 5 agenti sotto copertura in azione in Gad.

Sono alcuni dei numeri dell’operazione “Wall Street” con la quale la Polizia di Stato, in un lungo lavoro iniziato nell’aprile del 2018, ha dato uno stop deciso allo spaccio di stupefacenti in zona Gad, in particolare nell’area dei giardini del Grattacielo.

“Tra aprile e giugno dell’anno scorso – spiega Andrea Crucianelli, diriegente della Squadra Mobile della questura di Ferrara – ci siamo confrontanti con il nostro Servizio centrale operativo (che fa parte della Direzione centrale anticrimine, coinvolta nel progetto ‘Pusher 3’, ndr) e ci siamo resi conto che i servizi classici con gli arresti in flagranza non portavano i risultati sperati perché la normativa non permette ai magistrati di chiedere delle misure cautelari restrittive. Abbiamo voluto investire in un periodo di medio termine”.

Così, con l’avvallo del sostituto procuratore Andrea Maggioni, è partita un’operazione sul campo fatta per i primi sei mesi di agenti sotto copertura arrivati dal Servizio centrale operativo, telecamere nascoste installate dai tecnici della Polizia scientifica di Roma, intercettazioni, arresti differiti. E dall’inizio di quest’anno fino a questi giorni – alcune persone devo ancora essere rintracciate –  con la seconda fase, quella in cui si sono ascoltate le 90mila telefonate registrate da 40 linee, quasi tutti in vari dialetti nigeriani, si sono dati nomi ai volti, si sono associati i reati a quei nomi preparando un numero enorme di carte da presentare al giudice per le indagini preliminari. L’ordinanza finale, a testimonianza della mole di lavoro anche per i magistrati, è lunga 250 pagine.

Non si parla di mafia, non si parla neppure di realtà associative criminali vere e proprie, non essendo stata riscontrata una vera e propria organizzazione gerarchica, ma di un gruppo più o meno omogeneo e collaborante che si occupava dello spaccio al dettaglio a Ferrara, nei giardini del Grattacielo, la Wall Street degli scambi di stupefacenti in città.

Alcuni degli arrestati nel corso dell’operazione “Wall Street”

Agenti sotto copertura, telecamere e oltre mille scambi al mese. Ecco allora che sono stati chiamati da Roma cinque agenti, volti mai visti prima dai pusher, che hanno operato sotto copertura, che si sono finti clienti mentre, dalle telecamere nascoste, venivano monitorati gli scambi illegali (e il lavoro delle numerose sentinelle) e i prelievi dello stupefacente dai nascondigli. Gli agenti, nel frattempo, conquistavano la fiducia degli spacciatori, fino a guadagnarsi il loro numero di telefono.

Una volta inquadrati i personaggi – che spesso agivano in maniera coordinata: chi approcciava il cliente, chi andava a prelevare le dosi necessarie – sono stati fatti gli ‘arresti differiti’, in modo da non compromettere l’indagine. Le telecamere hanno però registrato anche altri scambi, quelli con i clienti veri, compresi due minorenni di 15 e 16 anni.  I prezzi variavano a seconda dei soggetti, dimostrando la mancanza di un tariffario fisso, spesso erano ad hoc per i clienti più ‘facoltosi’, scontati per quelli più frequenti. “Ai Giardini, tenendoci bassi, ci saranno stati almeno 1.000 scambi al mese, circa 2 kg di droga venduta. E non abbiamo riscontrato la vendita di hashish”, afferma ancora Crucianelli.

Acquirenti da Ferrara ma non solo. Gli acquirenti erano per lo più ferraresi, ma alcuni venivano  da Comacchio – uno di essi è stato anche colpito da una misura restrittiva –  e da Rovigo, altri erano stranieri.

La droga da Bologna. Il gruppo si approvvigionava da fuori, principalmente da Bologna, dove è stato arrestato il grossista, con viaggi in treno o in autobus da parte dei soggetti che assumevano il ruolo di intermediari. Ma la droga non si fermava nei soli confini ferraresi.

Corrieri per altre piazze. Chiusa la fase di monitoraggio dall’interno con gli agenti sotto copertura, il lavoro successivo dell’Antidroga estense è stato quello di monitorare le chiamate e gli spostamenti, e così si è aperto un altro mondo, quello del traffico verso altre parti d’Italia e verso l’estero: corrieri con borsoni, ovulatori e ovulatrici che ingerivano ovuli da 10-20 grammi – “grandi quasi come un ovetto Kinder”, spiega Luca Sita, sostituto commissario che coordina la sezione Antidroga – e che cercavano anche di portare all’estero la droga: ne sono stati fermati a Tarvisio, alla frontiera, uno a Firenze in stazione, altri e altre mentre si preparavano a partire.

Alla fine – compreso l’ultimo di giovedì pomeriggio – sono stati effettuati 26 arresti in totale dall’inzio dell’operazione e alcuni riguardano anche la ‘banda del machete’, il gruppo che aveva cercato di ammazzare Stephen Oboh il membro di una banda (in quel momento) rivale in via Olimpia Morata nel luglio del 2018.

Si tratta di persone tutte di nazionalità nigeriana, due di queste sono state espulse martedì, e quasi tutte richiedenti protezione internazionale: a quattro è stato notificato il diniego dello status di rifugiato. Come detto, c’è anche un italiano coinvolto, un comacchiese, che si sospetta potesse acquistare la droga per rivenderla: per lui è scattato un divieto di dimora.

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