Torna in carcere l’infermiere accusato di omicidio e maltrattamenti sui pazienti
Torna in carcere Matteo Nocera, l'infermiere di 44 anni accusato dell'omicidio volontario pluriaggravato di Antonio Rivola
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Maxi-sequestro per la Squadra Mobile e la PolStrada della Questura di Ferrara che, nella giornata di mercoledì 15 luglio, hanno rinvenuto un ingente quantitativo di materiale utilizzato per la produzione, il confezionamento e la verosimile vendita di steroidi e sostanze dopanti
Non ce l'ha fatta Yasir Nadeem, l'operaio di 38 anni di nazionalità pakistana rimasto gravemente ferito nella mattinata di giovedì 16 luglio in un incidente sul lavoro avvenuto all'interno della Valli Estensi Srl di Masi Torello
Alleanza Verdi Sinistra e Possibile Ferrara intervengono sul drammatico incidente avvenuto il 16 luglio, a Masi Torello, dove un operaio di 38 anni è precipitato dal tetto di un capannone da un'altezza di otto metri e ha perso la vita dopo ore di agonia
I sanitari sostengono il ricorso promosso da Physicians for Human Rights Israel per quattordici professionisti e ribadiscono la neutralità della missione
L’iniziativa è stata pensata da Anna Rossi, tornata dal Portogallo per aiutare i genitori e la figlia nello sgombero. “L’idea nasce dal desiderio – racconta ai nostri taccuini – di lasciare una testimonianza visiva della nostra esistenza nel Grattacielo”. Un modo per mantenere viva l’attenzione ora, in uno dei momenti più critici, ma anche dopo, quando le torri saranno sgomberate, l’attenzione dovrà rimare alta per evitare che ci si dimentichi di tutte le persone che stanno perdendo la propria casa.
“Ho pensato agli occhi – aggiunge – perché sono una parte che caratterizza l’essere umano, non a caso si dice siano lo specchio dell’anima”. Un modo “per ridare umanità alle persone che ci vivono che sono state disumanizzate”.
“Il Grattacielo – prosegue – è un corpo sociale e politico fortemente rappresentativo della nostra città”. Un corpo che “da un lato viene disumanizzato” mentre in realtà è “pieno di umanità”.
Un’umanità raccontata anche da Paolo Bertazza sulla piattaforma “Nodi”, attraverso un lavoro di testimonianza che entra nelle case dei residenti per raccogliere e raccontare le loro storie.
Un’umanità indaffarata per trovare un altro posto in cui vivere. “Ma come faccio in due settimane?”, dice Makrem mentre va a recuperare la macchina per caricarla con ciò che ha in casa. “Abbiamo trovato un posto dove mettere le nostre cose, ma non abbiamo trovato un appartamento dove andare a vivere”, ci dice.
Trovarlo è difficile, i costi sono alti e gli appartamenti in città pochi, senza dimenticare che chi ha aperto un mutuo fatica a potersi permettere anche un affitto. La cosa che però lo preoccupa maggiormente sono i figli: “Io lavoro a Bologna – dice – e posso anche spostarmi ma i miei figli che vanno a scuola a Ferrara come posso chiedergli di lasciare i compagni, le insegnanti, i loro amici?”
Come lui sono in tanti, caricano e liberano gli appartamenti, nella gran parte dei casi ancora non sanno dove andare e mancano sempre meno giorni all’11 febbraio. Ieri sotto le torri, intorno alle 17, Cittadini del Mondo ha organizzato un incontro operativo per consigliare e aiutare chi vive lì. Per coordinare e supportare chi andrà a chiedere la presa in carico ad Asp ma anche per sottolineare la necessità, specialmente per la Torre B evacuata dopo l’incendio dell’11 gennaio, di staccare le utenze una volta usciti di casa per evitare di continuare a pagare.
Tra gli avvertimenti anche quello verso possibili speculatori. Secondo Cittadini del Mondo, ma anche stando alle testimonianze di residenti, ci sarebbero già all’opera soggetti pronti a offrire cifre bassissime per acquistare gli appartamenti a prezzi irrisori, speculando sulla tragedia.
“Una situazione drammatica – racconta un volontario dell’associazione – e non si può pensare che la città si giri dall’altra parte”. Anche per questo martedì 10 febbraio è previsto un sit-in all’ingresso di parco Coletta, un’ulteriore iniziativa per tenere alta l’attenzione.
Un modo che si aggiungerà alle lenzuola e agli occhi sopra disegnati che rimarranno lì a osservare e controllare. “Anche se dovessimo lasciare le nostre case – ci ha detto Anna Rossi -, continueremo a osservare ciò che la città fa”.
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