Mar 13 Ago 2019 - 5153 visite
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Antenne 5G nel Ferrarese, cittadini preoccupati: “Incognita radiazioni”

"Già provata la cancerosità delle antenne di telefonia 3 e 4G. I sindaci chiedano perizie in base al principio di precauzione"

“Siamo molto preoccupati dell’avanzare del 5G anche nel nostro territorio”. E’ un gruppo di cittadini ferraresi ad aver ‘scoperto’ che la rete tecnologica si sta diffondendo nel Ferrarese e loro timore riguarda, come si può ben intuire, la sicurezza relativa alle radizioni emesse.

“Ci risultava – spiegano i cittadini in una lettera – che Ferrara non fosse una delle 120 città destinate alla sperimentazione 5G”. Invece dalla mappa da loro stessi riportata e pubblicata dal sito Coperatura5G.it pare che ci siano già antenne a Boara, Copparo, Mirabello e Formignana”.

Fra le firme di questo gruppo di cittadini figurano anche quelle di nomi noti in città (Claudio Fochi, Tommaso Mantovani e Marzia Marchi, per citarne solo alcuni) e la loro richiesta è “che vengano fatti degli accertamenti (perizia) e presi dei provvedimenti dagli organismi competenti e dai sindaci di Ferrara, Berra, Copparo, Tresignana, Mirabello e tutti i sindaci dei Comuni della Provincia di Ferrara che risultano coperti dal 5G quali garanti della salute pubblica in base al principio di precauzione”.

E fanno presente che l’associazione Amica (Associazione Malattie da Intossicazione Cronica e Ambientale) ha fatto una richiesta di accesso agli atti per sapere se il Governo abbia richiesto il parere sanitario alle agenzie di salute pubblica sulla sicurezza delle radiazioni 5G, previsto dalla legge di riforma sanitaria n° 833 del 1978. “L’Inail, il Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero della Salute, il Consiglio Superiore di Sanità, e l’Istituto Superiore di Sanità – riferiscono – hanno dichiarato che non è stato chiesto né altrimenti acquisito alcun parere sanitario”. La loro preoccupazione deriva poi dal fatto che l’Istituto Ramazzini di Bologna “ha provato la cancerosità delle antenne di telefonia 3 e 4G” e ci sarebbero già “sentenze del tribunale del lavoro che stabiliscono il nesso telefonia mobile e cancro del cervello, della mandibola e del nervo vestibolare”, mentre “non ci sono ricerche sulla frequenza 5G”.

“La dottoressa Belpoggi dell’Istituto Ramazzini – aggiungono – grida nel deserto come scienziata e mette a disposizione la sua costosissima strumentazione chiedendo al Governo italiano di accertare che le nuove e mai sperimentate frequenze 5G non siano pericolose per la salute umana, degli animali e dell’ambiente. La dottoressa Fiorella Belpoggi, direttore del Centro di Ricerca sul cancro “Cesare Maltoni” dell’Istituto Ramazzini di Bologna, parla delle ricerche condotte fino ad oggi sugli effetti delle radiofrequenze dei cellulari 2G e 3G (ha dimostrato che sono cancerogene) e spiega come sarebbe necessario effettuare, prima di implementarlo su larga scala, studi approfonditi sul 5G, che comporterebbe un irradiamento globale e su tutta la popolazione e per questo rappresenta un’incognita rispetto a possibili effetti a lungo termine sulla salute pubblica. Un appello dettato non da puro allarmismo ma dalla consapevolezza della necessità scientifica di chiarire ogni aspetto di ogni nuova tecnologia che ha il potenziale di influire sulla vita delle persone”.

L’appello reca la firma di Filippo Carli, Katia Emiliani, Claudio Fochi, Sura Gambera, Stefania Ging, Mara Guidi, Loretta Maggi, Tommaso Mantovani, Marzia Marchi, Susanna Pucci, Claudia Romanini, Marianna Suar, Laura Vincenzi e Anna Zerbini.

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