Mer 3 Lug 2019 - 4093 visite
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Caso Maggi, la non-risposta del rettore

Zauli attacca Bin, autore dell’esposto: “Lui è andato in pensione a quasi 71 anni”

Chiamato in causa nell’esposto a firma Roberto Bin, costituzionalista di Unife, il rettore Giorgio Zauli interviene nel caso dell’assegno di ricerca in Medicina vinto nel novembre 2016 da Andrea Maggi, oggi assessore della giunta Fabbri.

Dopo aver appreso la notizia da Estense.com, Zauli replica sostenendo che “come noto a tutti, il bando di qualsiasi concorso pubblico (assegno di ricerca incluso), è per definizione aperto a tutti senza poter operare discriminazioni in termini di età, sesso, religione. È un principio costituzionale sacro, che pertanto non dovrebbe sfuggire a un insigne costituzionalista”.

Questo per giustificare il fatto che al concorso Maggi, fino ad allora capo della comunicazione dell’ateneo e poi portavoce del rettore, fosse stato l’unico a presentarsi. Zauli evita però di entrare nel merito delle contestazioni di Bin.

Il docente di Diritto costituzionale denunciava una “prassi contra legem nell’impiego dei fondi per il finanziamento degli assegni di ricerca, che sono lo strumento pressoché esclusivo di sostegno per i giovani ricercatori universitari” e faceva notare alla magistratura contabile l’estraneità e l’effettiva improduttività del candidato rispetto al suo ambito di ricerca (la divulgazione medico-scientifica): “argomento su cui il suo curriculum non porta precedenti e che non sembra aver generato alcuna ricerca, neanche a livello di progetto”, scrive Bin nel suo esposto, aggiungendo che “nelle sue pubblicazioni, tutte conformi alla sua attività di giornalista ‘di ateneo’, nulla indica qualche interesse per il mondo della medicina”. L’assegno di ricerca infatti è stato conferito dal Dipartimento di Morfologia, chirurgia e medicina sperimentale.

Ma di questo il rettore non parla, preferendo invece attaccare l’autore dell’esposto: “proprio nell’ambito delle attività del centro e-learning d’Ateneo, abbiamo da anni altri esempi di assegnisti ultra-cinquantenni, sui quali stranamente il prof. Bin non ha nulla da obiettare. Forse perché, a differenza del dott. Andrea Maggi, non hanno deciso di esercitare i propri diritti politici anch’essi garantiti dalla Costituzione? L’unico limite per il mantenimento dell’assegno di ricerca è dato dalla legge 240/2010: non possono essere svolti assegni di ricerca per un periodo superiore ai 6 anni complessivi (12 anni includendo il percorso di RTD-A e RTD-B)”.

Zauli capovolge poi il fronte del contendere, facendo presente che, “mentre il prof. Bin lamenta giustamente il poco spazio che gli atenei italiani riservano ai giovani, omette di ricordare, (forse non ne era a conoscenza), il fatto che con il proprio pensionamento anticipato il dott. Maggi ha consentito di liberare un posto per giovani precari del personale tecnico amministrativo”. L’ateneo ferrarese, ricorda quindi il rettore, “è l’unico che ha stabilizzato tutti i precari che potevano usufruire del comma 1 della legge Madia e si accinge a stabilizzarne altri sfruttando il comma 2 della legge Madia. È facile dimostrare che sotto il mio rettorato il numero di giovani ricercatori è incrementato in maniera notevolissima rispetto al rettorato precedente preso a riferimento”.

“È altresì facile dimostrare – sostiene Zauli – che mi sono comportato in maniera esattamente opposta alla pretesa autocrazia, attribuitami dal prof. Bin. Al contrario, tutte le istanze di autotutela di qualsivoglia candidato a concorso sono state pienamente considerate per tutelare i diritti di tutti. L’Ateneo di Ferrara è stato recentemente premiato per la sua amministrazione trasparente”.

Infine, il rettore chiude con un ultima frecciata al prof. Bin: “stupisce che non abbia ritenuto di dimostrare fattualmente la sua spiccata sensibilità per le nuove generazioni, andando in pensione a quasi 71 anni, e non anticipatamente come generosamente fatto da altri colleghi proprio per dare una possibilità ai più giovani di entrare stabilmente in Università mediante le apposite procedure concorsuali. Quando poi si passa da considerazioni giuridiche a considerazione etiche, il terreno diventa estremamente scivoloso. A me personalmente piace lo stato liberale come immaginato da Luigi Einaudi e ho l’orrore degli stati etici”.

Dal diretto interessato dall’articolo di Estense.com, Maggi, nessuna dichiarazione.

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