Cronaca
24 Maggio 2019
Contestato anche il falso ideologico per la supposta errata interpretazione sull'efficacia temporale di una voltura per l'autorizzazione unica

Spal 1907-Fotovoltaico. Si aggravano le accuse per il dirigente della Provincia

di Redazione | 2 min

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Falso ideologico in atto pubblico per induzione. Si aggravano le accuse mosse dalla procura nei confronti di Massimo Mastella, dirigente della Provincia già a processo per abuso d’ufficio nell’ambito del procedimento di autorizzazione dell’impianto fotovoltaico di Ca’ Leona, coda lunga della vicenda Spal 1907.

Le nuove contestazioni sono state mosse dal sostituto procuratore Andrea Maggioni nell’udienza di giovedì mattina davanti al tribunale in composizione collegiale. Secondo la procura, Mastella (che è difeso dall’avvocato Riccardo Venturi), avrebbe rilasciato un’interpretazione erronea – e su questo già ruota il processo in corso – riguardo i tempi di efficacia di una voltura, inducendo in errore il Gse, l’ente che gestisce gli incentivi per il fotovoltaico. Ma quell’errore è dovuto, nell’ipotesi accusatoria, a un falso commesso dal dirigente e che avrebbe dovuto essergli già contestato in origine.

La questione è abbastanza complessa. Il Gse nel 2014 non aveva riconosciuto gli incentivi a quattro società (Global Consulting, Europesun, Tunve Energy e Ferrara Energia) che gestivano l’impianto per il periodo 2011-2013 perché prive dell’autorizzazione unica, volturata alle singole società dal Consorzio Energia Futura (costituito sempre dalle stesse società) solo nel 2014.

Le società si rivolsero alla Provincia, e il diriegente Mastella redasse un parere interpretativo sulla voltura, affermando, in sostanza, che quell’atto era efficace a partire da un periodo precedente, ovvero da quanto fu la Spal 1907 a ‘consegnare’ l’autorizzazione unica al Consorzio, quindi dal 2011. Il Gse a questo punto revocò il proprio provvedimento e riconobbe alle società gli incentivi come spettanti a partire proprio dal 2011.

Ma la procura rileva che, nel frattempo, il Consiglio di Stato aveva stabilito come il consorzio fosse un ente diverso dalle quattro società e ad esse non giuridicamente assimilabile, dunque, in sostanza, l’efficacia della voltura non poteva e, soprattutto, non doveva essere portata indietro fino al 2011, come invece è avvenuto, generando una falsa rappresentazione dei fatti per il Gse sulla cui base si sarebbe prodotta un’indebita percezione degli emolumenti per le società.

Falsa rappresentazione ascrivibile all’interpretazione rilasciata dal dirigente, ma la procura intende procedere separatamente anche nei confronti dei legali rappresentanti della quattro società per aver concorso nei fatti.

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