Cento
22 Maggio 2019
Vergnani aveva controllato l'operato del capitano Virgillo a Cento, temendo che una sua segnalazione cadesse nel vuoto

Carabiniere condannato per aver ‘spiato’ il proprio superiore

di Ruggero Veronese | 3 min

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Cento. Condannato a sei mesi, con sospensione condizionale della pena, per aver effettuato un accesso abusivo al sistema informatica dell’Arma e controllato le informazioni sul suo diretto superiore, l’ex capitano (oggi maggiore) della compagnia di Cento, Mattia Virgillo.

Si è concluso così il processo che vedeva alla sbarra Sandro Vergnani, maresciallo dell’Arma ed ex comandante della stazione di Renazzo che era stato denunciato dallo stesso Virgillo, che ha partecipato come parte civile al processo, per alcuni accessi sospetti sul proprio conto allo Sdi (il database informatico delle forze di polizia).

Accessi che, nel caso dell’ex capitano di compagnia, Vergnani non ha mai negato di aver effettuato: il maresciallo durante il processo ha spiegato che nel 2009 informò il proprio superiore di aver ricevuto informazioni riguardo alcuni “brutti comportamenti” di due colleghi carabinieri nei confronti di una ragazza centese, e che in seguito, temendo che la segnalazione cadesse nel vuoto (dal momento che non portò ad esiti investigativi o giudiziari) controllò se nel passato del capitano della compagnia di Cento erano presenti omissioni da doveri d’ufficio o fatti analoghi.

Lo stesso Vergnani d’altra parte non ha mai nascosto durante il processo che dal momento della propria segnalazione i suoi rapporti all’interno della compagnia di Cento si sgretolarono rapidamente: “La mia vita si è trasformata in un inferno – ha affermato davanti al giudice -. Il comandante della compagnia mi ha denunciato quattro volte nel giro di sei mesi, per accuse da cui sono sempre stato assolto. Vere o false che fossero le rivelazioni della donna, di sicuro erano molto pesanti. Scrissi una relazione di servizio spiegando il racconto di questa signora e l’ho consegnata a mano a Virgillo nel luglio 2009”.

Dopo la denuncia da parte del proprio superiore e le indagini della magistratura, Vergnani è stato rinviato a giudizio per tre diversi accessi abusivi allo Sdi: uno nei confronti di Virgillo, uno su una persona su cui stava indagando in quel periodo e un terzo nei confronti di un magistrato veneto che stava indagando nei suoi confronti, che il maresciallo ha sempre negato affermando che il computer nel suo ufficio era stato violato mentre si trovava in servizio. Al termine del processo, il tribunale ha condannato Vergnani per l’accesso abusivo nei confronti di Virgillo (che riceverà 2mila euro di risarcimento), ma assolvendolo per quanto riguarda i fatti relativi al magistrato veneto e ai due colleghi carabinieri. La pena è scesa quindi dai nove mesi richiesti dalla procura a sei mesi.

Al termine dell’udienza l’avvocato di Vergnani, Nicola Santi, ha annunciato un sicuro ricorso in appello, puntando alla completa assoluzione del proprio assistito: “Rispetto all’impianto accusatorio iniziale, abbiamo già assistito a dieci proscioglimenti sulle ipotesi di reato e due assoluzioni su tre per quanto riguarda i capi di imputazione in aula: confidiamo di trovare completa giustizia alla Corte d’Appello”.

“I fatti accertati confermano la correttezza della segnalazione effettuata dal mio assistito – è il commento dell’avvocato Marco Linguerri, parte civile – e, dall’altra parte, l’illeicità dell’operato dell’imputato che è stato gravemente difforme dalle regole che giustificano l’accesso alle banche dati del Ministero dell’Interno. Di ciò è presumibile che l’imputato dovrà rispondere anche in sede disciplinare oltre che civile, per quanto attiene al risarcimento dei danni riconosciuti dal Tribunale alla parte civile”.

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