Ven 26 Apr 2019 - 767 visite
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Bondeno festeggia la Liberazione ricordando Gino Mangia e Giuseppe Tiracorrendo

In piazza Garibaldi il sindaco Bergamini ha ricordato «il valore di chi sacrificò sé stesso per la libertà»

Bondeno. Una prima celebrazione in piazza Garibaldi, al mattino, ed una nel primo pomeriggio nel fondo Sant’Andrea, a Ponte Rodoni, per ricordare la scomparsa di due soldati del regio esercito – Gino Mangia e Giuseppe Tiracorrendo – che qui persero la vita durante la celebre operazione Herring. Servita, quest’ultima, per dare un’ultima spallata alle forze dell’Asse ed agevolare la caduta dei nazi-fascisti, nell’ultima fase della Seconda Guerra mondiale.

Il cerimoniale del 25 aprile, a Bondeno, si è svolto così. Con la messa svoltasi nel capoluogo, e anche a Gavello, davanti al monumeto denominato “Le Resistenze”. Con i due cortei seguiti dalla Filarmonica “G. Verdi” di Scortichino, per la deposizione delle corone di alloro ai monumenti ai Caduti, ed infine i discorsi delle autorità.

In piazza Garibaldi, il sindaco Fabio Bergamini ha ricordato «il valore di chi sacrificò sé stesso per la libertà». Davanti ad una piazza attenta ed al delegato dell’Anpi, la professoressa Antonella Guarnieri. Ricorda atti eroici, come quelli dei partigiani “di pianura”, delle donne del 18 febbraio 1945, e dei militari caduti durante l’operazione Herring.

Tra di loro, «il caporale Gino Mangia e Giuseppe Tiracorrendo, ma anche – si apprende – Salvatore Taglierini, che vide tranciata una fune del proprio paracadute da una raffica di fuoco e si schiantò al suolo. Il caporale Gino Mangia e Giuseppe Tiracorrendo, appartenenti alla pattuglia e squadrone F, non ebbero migliore fortuna e caddero proprio nel Fondo Sant’Andrea».

Qui, si sono spostate le manifestazioni pomeridiane del 25 aprile, alla presenza – tra gli altri – dei rappresentanti dell’Associazione nazionale Paracadutisti d’Italia della sezione di Ferrara. La storica Guarnieri ha ricordato le responsabilità di un regime fascista responsabile di violazione dei diritti, violenze, campi di concentramento (diffusi in tutta Europa), ma prende spunto dal bassorilievo in cui viene citato Giacomo Matteotti per ricordare come «l’antifascismo rimase vivo per tutto il Ventennio». Ricorda l’eroico gesto delle donne del 18 febbraio ’45, che assaltarono il municipio per distruggere i registri di leva, e avverte dell’importanza di continuare ad «approfondire la storia», rifuggendo quelle semplificazioni mediatiche «che hanno fatto passare il Fascismo come uno dei tanti momenti della storia».

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