Mar 16 Apr 2019 - 578 visite
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Un mare di plastica, l’80% arriva da le attività di pesca e acquacoltura

In sei mesi 3.300 kg di rifiuti recuperati dai fondali adriatici da volontari e pescatori. Il 97% è costituito dalla plastica. Legambiente chiede un tavolo tecnico regionale

Sono stati presentanti nel capoluogo estense da Legambiente i risultati del progetto ‘Fishing for Litter – In rete contro un mare di plastica’, il progetto che ha visto impegnati i volontari dell’associazione e i pescatori della marineria di Porto Garibaldi nel recupero di rifiuti da ambienti acquatici, la scorsa estate nell’area del Delta del Po.

Grazie all’impiego di 45 imbarcazioni, per sei mesi volontari e pescatori hanno potuto raccogliere e smaltire correttamente i rifiuti finiti nelle reti durante le quotidiane attività di pesca. Rifiuti che, per la durata del progetto, sono stati conferiti in appositi cassonetti messi a disposizione da Clara sulla banchina.

Nel periodo di attività, dal 27 giugno al 30 luglio e dal 9 settembre al 20 dicembre, sono stati recuperati rifiuti per 3.300 kg, pari a 26mila unità in 514 raccolte ‘barca-a-barca’. Il monitoraggio ha messo in luce ancora una volta lo stato di salute compromesso dei nostri mari, soprattutto se si considera che il 97% dei rifiuti è costituito da materie plastiche e solo il restante 3% del materiale è composto da materiali tessili (1%), metallo (1%), gomma, carta, legno e vetro (1%).

Per quanto riguarda l’utilizzo originario dei rifiuti recuperati, il 5% è costituito da materiale per il packaging, il 5% da shopper e buste di plastica, il 3% da materiali ‘food & drink’ e il 4% da altro, mentre il restante 83% riguarda invece le attività di pesca e acquacoltura, dato che fa emergere il grave problema delle calze per l’allevamento dei mitili, che sono l’80% del totale dei rifiuti raccolti.

Secondo gli operatori del mare, le cause dell’abbandono sono riconducibili a due fenomeni: il primo accidentale e conseguente alle mareggiate – che danneggiano i filari di mitili strappando le calze piene direttamente dai cavi del filare -, il secondo riconducibile ad un atteggiamento sbagliato da parte di alcuni mitlicoltori, che tagliano le calze danneggiate abbandonandole alla corrente marina.

Durante la mattinata sono state presentate buone pratiche di prevenzione dei rifiuti, eliminazione dell’usa e getta e sostituzione di plastiche, che dimostrano come ridurre drasticamente il problema delle plastiche in mare sia una strada percorribile. Alla luce dei dati allarmanti dello studio dell’associazione e della direttiva europea che metterà al bando la plastica usa e getta a partire dal 2021, Legambiente ha chiesto un impegno urgente alla Regione ed alle amministrazioni locali per anticipare i tempi della normativa aprendo un percorso virtuoso con i portatori di interesse.

“Per innescare un’inversione di rotta nella gestione del problema della dispersione della plastica nell’ambiente – sottolinea Legambiente – chiediamo innanzitutto che vengano incentivate le esperienze di coinvolgimento dei pescatori nel recupero dei rifiuti accidentalmente pescati, e il coinvolgimento dei gestori locali per il recupero e smaltimento dei materiali raccolti. Per quanto riguarda il grave danno causato dalle calze dei mitili si potrebbero attuare provvedimenti che portino a scongiurarne l’abbandono nell’ambiente, in particolare attraverso un sistema di reso o controllo nel momento del rientro a terra”.

Le altre strategie d’azione che propone l’associazione si concentrano sulla riduzione dell’usa e getta soprattutto nell’ambito della ristorazione. Obiettivo: azzerare l’usa e getta nelle mense pubbliche. Nello specifico Legambiente ha chiesto l’istituzione di un Tavolo tecnico regionale, con gli obiettivi minimi di definire norme uniche da parte delle Ausl nelle varie province e individuare di strumenti di leva fiscale per favorire le opzioni riutilizzabili.

Legambiente propone inoltre di mettere a disposizione tramite un bando pubblico risorse economiche per finanziare progetti e azioni contro l’usa e getta (utilizzando anche le risorse gestite da Atersir), di varare un pacchetto di provvedimenti per la prevenzione dell’usa e getta, in particolare per stoviglie e contenitori per bevande nelle mense scolastiche, con un particolare focus per feste e sagre.

Considerando infine che una parte dei rifiuti presenti in alto Adriatico proviene dal Po, nel corso della mattinata sono stati presentati anche i risultati del progetto “Po d’Amare”: allacciandosi a questa esperienza, Legambiente ha proposto di avviare una campagna specifica per ripulire le rive del Grande Fiume e prevenire la dispersione dei rifiuti in quelle aree.

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