Mar 12 Feb 2019 - 1083 visite
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“Cani pericolosi? Serve il patentino obbligatorio”

La proposta di Ferrara Libera è contenuta nel programma elettorale: "Formazione e test psico-attitudinale per i padroni"

Mentre a Ferrara si discute l’abolizione del divieto dei cani in spiaggia, c’è chi vorrebbe introdurre il patentino obbligatorio, un percorso di formazione e un test psico-attitudinale per i padroni di alcune razze più imponenti.

La proposta viene da Ferrara Libera, a firma della guardia eco-zoofila Barbara Grassilli e del veterinario Stefano Guglielmini, e sarà uno dei punti del programma elettorale della lista civica alle prossime amministrative perché “l’ennesimo episodio di uccisione da parte di cani pitbull verso un cagnolino e l’azzannamento di una persona, nella nostra provincia, ha risollevato il tema delle cosiddette ‘razze pericolose’“.

Per fare un po’ di chiarezza sul tema, Grassilli e Guglielmini tornano al 2006 con l’ordinanza dell’allora ministro Livia Turco “tutela ed incolumità pubblica dall’aggressione di cani” che prevedeva una lista di cani pericolosi, poi eliminata dall’attuale ordinanza del 13 luglio 2016 “decreto Martini”.

“Altri paesi in Europa hanno legiferato a riguardo in maniera molto rigida, mentre nel nostro paese è un continuo di ordinanze ministeriali rinnovate e poco chiare” notano i due esponenti di Ferrara Libera, secondo cui “servirebbe una legge organica strutturata. Per certe razze canine, attualmente la legge prevede l’uso obbligatorio del guinzaglio non superiore ad una certa misura e museruola in posti pubblici e spazi aperti. Ne è vietato il possesso a pregiudicati e delinquenti abituali, a chi è sottoposto a misure di sicurezza, con precedenti penali e ai minorenni”.

“Ora, non si vuole demonizzare su questa tipologia di cani creando allarmismo – mettono in guardia Grassilli e Guglielmini -; infatti le differenze comportamentali tra diverse razze esistono sotto forma di ‘promesse genetiche’, ovvero di predisposizioni a manifestare certi comportamenti. I comportamenti aggressivi possono quindi essere in qualche maniera influenzati da queste diverse attitudini, ma solo questo”.

“La razza di appartenenza non è un parametro di discriminazione e neppure considerato il principale fattore di rischio di un soggetto. Questo dicono studi recenti – spiegano la guardia eco-zoofila e il veterinario – ma in realtà, sul comportamento canino, come differenze intese a valutare se vi sia o meno una diversa predisposizione a mordere l’uomo, vi sono pochi lavori attendibili. È quindi difficile per il legislatore/amministratore avere delle informazioni sicure per poter fare una legge inopinabile ed efficace al 100%. Non è dimostrabile susseguentemente che la decisione di creare vincoli e limitazioni solo per alcune razze, più grandi fisicamente, sia utile ad abbassare il rischio di morsicature per la cittadinanza”.

Su questa base, “l’approccio ai cani morsicatori dovrebbe essere più formativo che repressivo. Dovrebbe essere teso a instaurare una cultura cinofila che prevenga il fenomeno, più che intervenire sui singoli soggetti o gruppi – dichiarano i due membri di Ferrara Libera -. È comunque indubbio che cani nevrili e prestanti, se mal gestiti, sono delle armi e vanno condotti in modo serio e adeguato. Senza generalizzare, spesso ci si imbatte in proprietari che amano l’idea di ‘pericolosità’ che possono sfoggiare (cani in branco) e questo può portare anche alla tragedia e a pagare sono sempre gli animali ma a volte anche persone ignare”.

Insomma, “il ruolo del proprietario è determinante nell’educazione del proprio animale , nel formarne uno ‘buono’ o ‘cattivo’. Mentre si coltiva una cultura del ‘proprietario’, serve avere un buon regolamento comunale che tuteli la convivenza” chiosano Grassilli e Guglielmini che propongono, oltre a mantenere sicuri i parchi con la già ricordata museruola, di introdurre il patentino obbligatorio/percorso di formazione per i detentori di alcune razze più imponenti e un test psico-attitudinale al futuro proprietario, non superando un certo numero di esemplari per singolo conduttore. Ci sembra il minimo da cui partire per instaurare una buona convivenza tra cani ma anche con l’uomo, nelle nostre realtà”.

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