Dom 10 Feb 2019 - 1526 visite
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Foibe. Mattarella premia gli studenti ferraresi: “Grazie a voi vive il ricordo”

Il Roiti riceve il primo premio del concorso nazionale. Il presidente della Repubblica: "Recuperiamo un capitolo buio su cui cadde un ingiustificabile silenzio"

Il presidente della Repubblica Mattarella durante il discorso al Quirinale

Il liceo Roiti porta in alto il Giorno del Ricordo fino al Quirinale. Gli studenti dello scientifico, che con le loro ricerche sulle foibe e sull’esodo istriano-fiumano-dalmata hanno vinto il concorso nazionale indetto dal Miur per la commemorazione del 10 febbraio, sono stati personalmente premiati dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Durante la cerimonia – alla presenza delle più alte autorità dello Stato e della Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati – Mattarella ha consegnato l’importante riconoscimento alla delegazione estense, composta dalla professoressa di Storia e Filosofia Nicoletta Guerzoni e dagli allievi della classe VQ Chiara Dalpasso, Giulia Grillenzoni e Andrea Martello, meritevoli del primo premio.

Incontenibili le emozioni degli studenti ferraresi, premiati in diretta televisiva ma anche ‘dietro le quinte’. Il presidente della Repubblica, insieme al ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, si è infatti impegnato a ricevere, a porte chiuse, la studentessa Giulia Grillenzoni, la quale ha illustrato ai convenuti i tre progetti premiati.

Andrea Martello, Chiara Dalpasso, Giulia Grillenzoni, Nicoletta Guerzoni, storico Giuseppe Parlato

Il presidente e il ministro hanno dimostrato vivo interesse per l’approccio creativo e rielaborativo avuto nei confronti di una tematica di così difficile trattazione, tanto da rivolgere alla studentessa specifiche domande sugli elaborati prodotti dal Roiti che contribuiscono in maniera efficace a illustrare, a far rivivere e a comprendere il senso di questa giornata del Ricordo.

Nel corso della cerimonia, accompagnata dalla proiezione di filmati significativi dell’epoca, sono intervenuti il presidente della Federazione Antonio Ballarin, lo storico Giuseppe Parlato, il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Enzo Moavero Milanesi e il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti.

A seguire il lungo intervento di Mattarella, con il quale ha espresso una chiara posizione sostenendo che “celebrare il Giorno del Ricordo significa rivivere una grande tragedia italiana” che ha rappresentato “un capitolo buio della storia nazionale e internazionale che causò lutti, sofferenza e spargimento di sangue innocente. Mentre, infatti, sul territorio italiano, in larga parte, la conclusione del conflitto contro i nazifascisti sanciva la fine dell’oppressione e il graduale ritorno alla libertà e alla democrazia, un destino di ulteriore sofferenza attendeva gli italiani nelle zone occupate dalle truppe jugoslave. Un destino crudele, comune a molti popoli dell’Est Europeo: quello di passare, direttamente, dalla oppressione nazista a quella comunista“.

L’incontro con le istituzioni ha rappresentato, per gli studenti intervenuti, un momento particolarmente entusiasmante perché li ha avvicinati a una dimensione di partecipazione e di memoria attiva.

Di grande coinvolgimento emotivo è stato l’incontro dei ragazzi del Roiti con la rappresentanza degli esuli. Si è trattato idealmente di un passaggio di testimone da una generazione all’altra: gli esuli insegnano ai giovani la resistenza e la dignità; questi ultimi devono sentirsi impegnati nella trasmissione di tali alti valori civili, morali ed esistenziali.

I giovani protagonisti del Giorno del Ricordo propongono un messaggio di speranza. A coloro che hanno vissuto lo sradicamento dicono: “Ricordare la vostra storia significa essere con voi. O meglio: essere le vostre nuove radici“.

In una giornata che, istituita nel 2004, “ha suggellato una ricomposizione nelle istituzioni e nella coscienza popolare – per usare le parole di Mattarella – per restituire, non senza vani e inaccettabili tentativi di delegittimazione, questa pagina strappata alla storia e all’identità della nazione, su cui cadde una ingiustificabile cortina di silenzio sugli orrori commessi contro gli italiani istriani, dalmati e fiumani, aumentando le sofferenze degli esuli, cui veniva così precluso perfino il conforto della memoria”.

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