di Riccardo Giori
“Israele dice che tu sei un terrorista e la polizia ti viene a prendere a casa, ti arrestano e ti trattano come un terrorista alimentando una gogna mediatica in attesa di processo. Tutto questo è inaccettabile!” grida dal microfono il portavoce di Ferrara per la Palestina mentre intorno a lui sventolano bandiere palestinesi.
Sono diverse decine di persone quelle che ieri sabato 21 febbraio si sono radunate pacificamente fuori dal carcere di Ferrara esponendo striscioni e chiedendo la liberazione degli arrestati – indagati per associazione con finalità di terrorismo – e denunciando quella che definiscono una “criminalizzazione della solidarietà” verso il popolo palestinese.
Tra i nomi al centro dell’inchiesta figurano Yasser Elasaly e Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione Palestinesi in Italia (Api) e dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese (Abspp). Secondo gli inquirenti, le associazioni sarebbero state utilizzate per convogliare fondi verso Hamas, mentre le accuse vengono respinte dagli interessati, che rivendicano la natura umanitaria delle attività svolte.
Nel carcere estense è detenuto Raed Dawoud, palestinese originario della Cisgiordania, residente in Italia da circa quarant’anni con cittadinanza italiana e residente a Milano. Anche nei suoi confronti l’ipotesi di reato è legata al presunto finanziamento dell’organizzazione palestinese.
Durante la manifestazione è intervenuto anche Amir Abdaljawwad, esponente dell’Associazione Benefica Palestinese per il Sostegno al Popolo Palestinese (Abspp), coinvolto nel supporto alle famiglie dei feriti e dei malati di Gaza arrivati a Milano: “Siamo qui per Raed Dawood, siamo qui per la giustizia e siamo certi che tutti i detenuti palestinesi di questa inchiesta siano innocenti”, aggiungendo che “secondo Israele tutto il popolo palestinese è composto da terroristi, e sembra che anche il Governo Meloni condivida questa visione”. Abdaljawwad precisa poi che “per Israele tutte le associazioni che lavorano a Gaza, chiunque si adoperi in favore della Palestina sono terroristi, ma chi sono i veri terroristi? Quelli che sostengono e che supportano il genocidio che sta accadendo in Palestina”. Abdaljawwad ha infine dichiarato che la maggior parte dei giornalisti che scrivono di questa inchiesta danno già per colpevoli gli indagati, “vogliono far passare l’idea che anche tutto il popolo italiano che supporta i palestinesi siano terroristi, ma non riusciranno a cambiare la realtà dei fatti, e tutte le persone che ci sostengono sanno che la verità verrà a galla”.
Diverse le persone da fuori città che hanno partecipato al presidio che si è svolto senza incidenti, tra cui rappresentanti di SI Cobas, esponenti di centri sociali milanesi, attiviste e attivisti arrivati da diverse città dell’Emilia-Romagna e alcuni cittadini comuni. L’iniziativa si inserisce in una mobilitazione coordinata in diverse località dove sono detenuti altri attivisti palestinesi coinvolti nella stessa inchiesta, mentre un nuovo presidio è stato annunciato per il 1° marzo davanti al carcere di Terni.