Dom 6 Gen 2019 - 2342 visite
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Il chiosco di via Battisti e la cancellazione degli errori

Il chiosco abbattuto di via Battisti

Il chiosco abbattuto di via Battisti

Fa male sentire che un amministratore esulti per la distruzione di un’opera realizzata più di un trentennio fa. Per parafrasare il famoso più dei Barbari poterono i Barberini riguardo le distruzioni avute nel Pantheon, oggi potremmo dire più dei Napoleonici poterono i ….
Si tratta del Chiosco di via Battisti, un tempo luogo-simbolo dell’area e ora eliminato perché non volendolo più utilizzare è divenuto luogo di spaccio e delinquenza.

Così, con totale noncuranza del suo valore anche estetico, si è distrutto un piccolo edificio progettato con molta cura sia nella forma che nella scelta dei materiali.

Questo minuscolo bar in mezzo al verde – una gelateria con una forma che inseguiva l’idea del gelato – si configurava già allora come un lavoro esteticamente fuori dai canoni tradizionali. Fu scelta la forma di tronco di cono, con la parete divisa orizzontalmente in due parti, in modo tale che la discesa della metà superiore aprisse completamente la struttura senza bisogno di avere finestre; nella parete discesa era ricavato anche il banco in acciaio inox per l’appoggio delle consumazioni. La copertura poi era completata da una cupola trasparente che, a struttura chiusa, durante il lavoro di preparazione permetteva di usare la luce naturale del giorno per l’illuminazione. Questa breve descrizione da la misura di tutta l’oculatezza nella scelta progettuale.

Peccato che sia stata attribuita la responsabilità del decadimento (…centro dello spaccio…), che non si è stati in grado di evitare, ad un oggetto inanimato che non ha potuto difendersi.
Risultato: lo spaccio si sposterà in altro luogo e l’Amministrazione sarà privata di un sito simbolico e di un reddito.

È vero che probabilmente la concessione era scaduta, ma è anche vero che la si poteva rinnovare e affidare a giovani con voglia di fare (del lavoro ai giovani si ciancia molto ma non li si aiuta tanto).
Chi può credere veramente a Ferrara città d’arte e di cultura… dopo queste scelte e quelle che si possono leggere nella recente pubblicazione di Stefano Bulzoni L’altra Ferrara.

Architetto Flavio Baroni (progettista dell’opera)

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