Sab 8 Dic 2018 - 2592 visite
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Accoglienza. Decreto e sospetti ai raggi X

I nomi delle coop e delle associazioni indagate e la ricostruzione degli affidamenti fatta dalla Guardia di Finanza

Criticità nella tenuta dei “presenziari” del 2018, ovvero dei registri in cui vengono annotate, giorno per giorno, le presenze nelle varie strutture di accoglienza e “unico documento utile per ottenere la liquidazione dei soldi pubblici” per il servizio reso.  Ovvero discrepanze tra i presenti effettivi e quelli registrati e poi rendicontati per fatturare il servizio e ottenere il pagamento con fondi pubblici. È questo quello che cercano gli uomini della Guardia di Finanza estense – su delega del sostituto procuratore Andrea Maggioni – tra i documenti sequestrati alle 16 strutture oggetto di indagine per falso e truffa allo Stato.

L’origine dell’indagine. A far nascere i sospetti sono state le “criticità” riscontrate nel corso di un’altra indagine, a carico di Thomas Kuma Atongi e Nathalie Beatrice Djoum, presidente e vicepresidente della cooperativa Vivere Qui, che poi è stata estesa a tutte le realtà attive nell’accoglienza dei migranti tramite l’apposito bando dell’Asp, per verificare la corrispondenza tra gli ospiti giornalmente presenti e i 35 euro al giorno assegnati alle associazioni per ogni migrante accolto (in realtà 27,50 euro perché viene scalata la quota spettante all’Asp e il pocket money).

Le strutture indagate. Nel dettaglio le strutture sotto osservazione – che in totale al 3 ottobre ospitavano 910 richiedenti asilo – sono la coop Matteo 25 (il cui rappresentante legale è Ruggero Villani); la coop Ballarò di Palermo (Massimiliano Lombardo); la coop Un Mondo di Gioia di Padova (Antonietta Vettorato); la coop Meeting Point, l’associazione Nadiya e Viale K (legalmente rappresentate da don Domenico Bedin); la coop Airone (Angelo Lucio Bruno); la coop Camelot (Patrizia Bertelli); la coop Eccoci (Alessio Calzavara); la Onlus Amici della Caritas Ferrara-Comacchio (Paolo Falagusta); il gruppo locale Mons. F. Francesco (Silvano Bedin); l’associazione Accoglienza (Giorgio Lazzarato); l’agriturismo La Spagnolina (Antonio Calzavara); l’Opea don Calabria di Verona (Alessandro Padovani); il Centro Donna e Giustizia (Paola Castagnotto) e l’agriturismo La Torre del Fondo (Nicola Zamorani).

La ricostruzione della Guardia di Finanza. Nell’informativa che la Gdf ha consegnato alla procura, viene fatta una ricostruzione di come funziona in generale il sistema dell’accoglienza e di come funziona nello specifico a Ferrara, spiegando in particolare il passaggio dei fondi dal Ministero alla Prefettura, da questa all’Asp che poi li distribuisce a coop e associazioni. Le Fiamme Gialle fanno poi anche una cronistoria degli affidamenti dal 2014 ad oggi e al termine segnalano alla Procura l’opportunità di approfondire e effettuare controlli sulla regolare tenuta del “presenziario” per tutte le altre cooperative e associazioni che partecipano al sistema dell’accoglienza nella provincia e che al 3 ottobre di quest’anno contavano 910 richiedenti asilo ospitati. Un numero che forse è molto più importante di quello che sembra.

Il bando 2018 ‘dimenticato’. Nell’informativa si può notare un errore – o, quantomeno,  un’imprecisione – nella ricostruzione degli affidamenti, relativo ai bandi 2017 e 2018, che forse, almeno per come appare impostata l’informativa, potrebbe essere all’origine dei sospetti della Guardia di Finanza. Secondo la Gdf il 19 marzo di quest’anno l’Asp avrebbe prorogato il bando precedente del 2017 fino a tutto il 2018. Nella realtà, nel 2018 l’Asp ha fatto un nuovo bando, e quella di marzo è l’approvazione della nuova graduatoria. Forse è un dettaglio di poco conto, forse no, dato che la Procura ha richiesto esplicitamente i “presenziari” proprio dell’anno 2018 e non degli anni precedenti. Proviamo a spiegare perché.

Un piccolo passo indietro. Tra il bando 2016 e quelli del 2017 e 2018 ci sono alcune differenze sostanziali. Nel 2016, ad esempio, il bando era da circa 5 milioni di euro ed era tarato esplicitamente per ospitare 542 migranti in arrivo (comunque passibile di variazione nel corso dell’anno). Nel 2017 la nuova gara, oltre a cambiare le modalità di esecuzione dei servizi (si prevedono più lotti e non un appalto unitario) e i soggetti che possono parteciparvi, prevede quasi il triplo dei fondi e non è più tarata esplicitamente su un numero di migranti previsto in arrivo (se non per il numero massimo strutturale di 1.500, come da convenzione Asp-Prefettura), ma dà solo conto del numero di ospiti presenti al momento della scrittura del bando stesso: 730 nei primi mesi del 2017.

Possibili problemi di interpretazione. Questo numero è letto dalla Gdf come “un incremento di ulteriori 188 migranti rispetto al precedente bando del 2016”, in realtà rappresenta una ricognizione della totalità (o quasi, visto che mancano alcune decine di migranti ospitati in strutture ricettive) dei migranti ospitati in quel momento. Questo perché il bando è strutturato (fin dal titolo) non solo per i nuovi arrivi, ma anche per gli ospiti già presenti (730). È una differenza sostanziale, dunque, che si ripete anche nell’anno 2018 con il nuovo bando che riporta il numero di ospiti presenti nelle strutture al momento della sua scrittura: 1.044 persone (più 125 nelle strutture alberghiere).

Tale ultimo numero non viene però preso in considerazione nell’informativa della Gdf, che dopo aver ribadito le “forti criticità” sulle corretta gestione del “presenziario”, e prima di suggerire approfondimenti, prosegue elencando proprio le strutture e il numero di ospiti che accolgono al 3 ottobre 2018: 910 persone. E allora è forse qui che nasce almeno una parte delle criticità segnalate, perché si tratta di un salto di 180 persone in più se la base è costituita dai 730 ospiti del 2017. Nella realtà, però, è un balzo all’indietro rispetto al dato fotografato nel bando 2018: a ottobre il numero di persone accolte da coop e associazioni è calato (da 1169 totali a 910). Se, dunque, risiedesse nella discrepanza tra bando 2017 e conteggio dell’ottobre 2018 una delle basi che fondano i sospetti di Procura e Fiamme Gialle sulla corretta fatturazione del servizio di accoglienza, sarebbe figlia di un equivoco. Ma sarà solo il prosieguo delle indagini a chiarire anche questo punto e a poter fare luce su tutto.

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