ven 7 Dic 2018 - 2727 visite
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Accoglienza. Le cooperative e Onlus coinvolte nell’indagine della Finanza

Ipotesi di falso e truffa allo Stato, verifiche sulla corrispondenza effettiva tra denaro ricevuto per i servizi di e presenze effettive dei migranti nelle strutture

È tutto nato da presunte difformità, trovate nei libri di una cooperativa, tra gli ospiti registrati e quelli per i quali sono stati erogati i fondi pubblici per l’accoglienza. Da qui la Procura e la Guardia di Finanza hanno deciso di estendere i controlli a tutte le associazioni, cooperative e Onlus, che si occupano dell’accoglienza dei migranti a Ferrara e provincia.

Giovedì mattina è scattato il blitz delle Fiamme Gialle che ha impegnato 70 uomini (oltre che a Ferrara anche a Verona, Padova e Palermo) che, su disposizione del sostituto procuratore Andrea Maggioni, si sono recati nelle sedi di 16 strutture alla ricerca di tutta la documentazione utile per poter eseguire un approfondito controllo sulla corrispondenza effettiva tra denaro ricevuto per i servizi di accoglienza e presenze effettive.  L’ipotesi di reato – tutta da verificare, siamo proprio agli albori dell’indagine – è quella di falso e truffa allo Stato nell’erogazione di fondi pubblici.

Le coop e le associazioni finite sotto la lente d’ingrandimento sono in particolare quelle che negli ultimi anni hanno gestito i progetti Sprar o che svolgono la funzione di Cas (Centri Accoglienza Straordinaria) in base al bando pubblicato dall’Asp – responsabile dell’accoglienza in base alla convenzione siglata con la Prefettura di Ferrara.

Secondo fonti della Procura le società oggetto d’indagine sono tutte quelle attive nell’accoglienza in tutta la provincia di Ferrara. La Guardia di Finanza parla di 16 strutture.

Secondo la graduatoria specifica per l’accoglienza in strutture civili nel bando 2018 di Asp, le strutture attive sono quelle gestite da tre associazioni temporanee d’impresa (Ati) e da una coop da sola. Nel dettaglio (in ordine di graduatoria) ci sono l’Ati è composta dalla Onlus Amici della Caritas e coop Ballarò (con sede a Palermo);  poi la coop Un Mondo di Gioia (che ha sede legale a Monselice, in provincia di Padova); una seconda Ati, composta dalla coop Onlus Meeting Point, la coop La Spagnolina, l’associazione Accoglienza, la coop Eccoci,  l’associazione Mons. Filippo Franceschi e l’associazione Viale K. La terza Ati è composta da Camelot, la coop Vivere Qui, il Centro Donna e Giustizia, l’associazione Nadiya, l’Istituto don Calabria (che ha sede legale a Verona). L’ultima Ati è composta dalle coop Matteo 25 e Airone.

Secondo la convenzione tra Prefettura e Asp per l’anno 2018, l’accoglienza a Ferrara ha un costo stimato di quasi 20 milioni di euro, ipotizzando 1.500 persone accolte per l’interno anno, al costo di 35 euro a persona, escluse eventuali riduzioni come sono previste, ad esempio, in caso di allontanamenti temporanei dalle strutture.

Camelot, che è la più grande tra società coinvolte, sostiene “la cooperativa ha fornito la massima collaborazione mettendo a disposizione da subito tutta la documentazione richiesta, ritenendo corretto e doveroso che vi sia un costante monitoraggio di tutte le attività in cui vengono impiegati finanziamenti pubblici”.

L’assessore comunale alla Persona, Chiara Sapigni, ha evidenziato in una nota che, fino ad oggi, il vaglio periodico effettuato dalla Prefettura, “non ha rilevato discrepanze in ordine all’utilizzo dei fondi in rapporto ai fini per cui sono stati erogati”, facendo notare come “sono costanti le verifiche e gli scambi di documentazione per tenere aggiornata la situazione delle presenze delle persone ospitate e della attività di cui sono beneficiarie”. Inoltre, evidenzia Sapigni, i gestori, coordinati da Asp, in tre anni, hanno restituito “1.500.000 di euro alla Prefettura di Ferrara per fondi non utilizzati”.

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