ven 9 Nov 2018 - 530 visite
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Comacchio, dipendenti comunali pronti allo sciopero

Carli Ballola prova a ricucire la frattura tra Comune e sindacati con una mozione

Comacchio. Sono pronti a scendere in piazza a scioperare i dipendenti comunali comacchiesi, in stato di agitazione da ormai tre settimane per i problemi di cui le sigle sindacali si sono fatte portavoce nel corso di più di una assemblea generale.

Se le relazioni sindacali con l’amministrazione dell’ente erano sul punto di rottura già mesi fa, ora la rottura pare certa e irrecuperabile. “L’incontro in prefettura tra il sindaco e Cgil, Cisl e Uil non ha ricomposto la frattura e si progetta uno sciopero” fa sapere la consigliera di minoranza Sandra Carli Ballola, capogruppo della lista La città futura-Centrosinistra per Comacchio che, in vista del prossimo consiglio comunale, anticipa una mozione che intende sottoporre al voto.

Lo scopo? Quello di riaprire formalmente le porte al confronto sindacale, rimediando alla modifica dello Statuto Comunale – approvata a maggioranza a fine settembre in consiglio – che ha deciso la cancellazione del sintagma ‘informate le rappresentanze sindacali’ nell’articolo 27.

“Il Comune struttura i propri uffici in unità organizzative di diversa complessità secondo i criteri fissati al quarto comma dell’articolo 6 del presente Statuto, provvedendo alla determinazione del Regolamento di Organizzazione e della dotazione organica ed alle necessarie variazioni, informate le rappresentanze sindacali” recitava l’articolo prima della modifica.

“Il consiglio comunale – nota Ballola – ha annullato la contrattazione e l’informazione dei rappresentanti dei dipendenti nell’organizzazione del lavoro. In seguito a ciò si è proceduto, senza dialogo, a una riorganizzazione comunale che riguarda oltre la metà degli uffici comunali in locali non sempre idonei secondo le norme di sicurezza, creando un generale malcontento e un disagio tra il personale che si è espresso in affollate assemblee sindacali a cui hanno partecipato due terzi dei dipendenti”.

Da qui la volontà di sottoporre la mozione di reintroduzione: “L’organizzazione del lavoro sta risentendo del clima esacerbato e teso prodotto da tale provvedimento: ciò non giova alla macchina amministrativa e al rapporto col pubblico. Inoltre ritengo il confronto con i lavoratori ineludibile in un paese democratico” conclude la consigliera.

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