Ven 19 Ott 2018 - 722 visite
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Roma-Spal, Lino Aldrovandi: “Spero di veder sventolare la bandiera di Federico”

Intervista sul programma radiofonico giallorosso. "È un'immagine di vita e di pace, non di guerra"

In Roma-Spal non c’è solo la voglia di rivincita dei biancazzurri che escono da quattro sconfitte consecutive, ma anche quella dei tifosi che nel match dello scorso anno non poterono entrare all’Olimpico con la bandiera di Aldrovandi. Un assurdo divieto che portò il popolo spallino a rimanere in silenzio per tutta la partita in segno di protesta. Ma cosa accadrà sabato?

Un appello per “far sventolare il bandierone all’Olimpico, tra gli applausi di tutti” è stato lanciato dai conduttori di Rete Sport, il programma radiofonico dedicato alla squadra giallorossa, che ha mandato in onda un’intervista a Lino Aldrovandi con la giornalista del Corriere della Sera Paola Di Caro.

“Vedere il viso di Federico sopra la testa delle persone per me, padre di quel ragazzo ucciso quella maledetta mattina del 25 settembre 2005, è un’immagine di vita e di pace, non di guerra, perché da parte delle tifoserie non c’è mai stata nessuna offesa contro le forze dell’ordine – commenta Lino -. È un’immagine assolutamente positiva, di un ragazzo che poteva essere allo stadio, anzi ha un ruolo quasi istituzionale che mancò all’inizio di questa vicenda, poi piano piano col blog riuscimmo a fare breccia, a rompere un muro che vorremmo vedere abbattuto anche in altri casi”.

Il pensiero corre immediatamente a Cucchi. “Ilaria sta passando le stesse cose che abbiamo passato io e Patrizia, invece di perseguire la strada della giustizia riceve offese anche da persone che rivestono ruoli importanti e che dovrebbero essere alla base di un equilibrio, cosa che io non sono riuscito a vedere in tanti di loro, e quindi la loro battaglia è un po’ la nostra battaglia che continua contro queste assurde ingiustizie per ottenere una verità che emerge in maniera brutale”.

“Nel nostro caso – prosegue il racconto Lino – il capo della polizia di allora, Manganelli, ci chiese scusa molto prima del processo dell’ultimo grado di giudizio della Cassazione. Lo fece a settembre 2011, durante la festa della polizia a Ferrara, ma le cose che ci dicemmo all’interno di quel colloquio non si verificarono. Io credevo nell’epilogo del licenziamento di chi aveva disonorato la divisa, purtroppo lui morì prima della sentenza ma se fosse stato ancora al mondo penso che quelle quattro persone etichettate come schegge impazzite non vestirebbero più la divisa”.

Accorato anche l’intervento della Di Caro: “C’è un vero rovesciamento delle parti perché Federico è un simbolo di una terribile ingiustizia dello Stato e nello stesso tempo anche della possibilità di arrivare ad una giustizia da parte dello Stato. Io e i miei figli ci siamo rimasti male a non vedere la bandiera esposta all’Olimpico, dopo aver raccontato loro la storia perché devono saperla. Federico è stato vittima della faccia più orribile dello Stato perché c’è uno Stato che ti dovrebbe proteggere e purtroppo c’è uno Stato che ogni tanto ti uccide e si nasconde e cerca di negare la verità, emersa solo grazie alla straordinaria forza dei genitori di Federico, attraverso una città che si è svegliata”.

“Tutti noi genitori dobbiamo moltissimo ai genitori di Federico – prosegue la giornalista e mamma – perché ha fatto da apripista per altri casi terrificanti. Io non so con quale forza siano riusciti a reagire e a sopportare le menzogne, le proteste, gli insulti, i documenti falsi, le perizie malate, i tentativi di cancellare la verità che sono ancora peggio dei manganelli… dove si trova la speranza?”.

“Quello che ci ha mosso – rivela il papà di Aldro – è l’amore che si è costruito in 18 anni e che ti anestetizza contro i cattivi pensieri, in quei momenti terribili ci si sente soli ma quell’amore rimane e mi ha aiutato tantissimo. Ricordate che anche l’avversario ha un cuore e rispettate la cosa più importante: la vita”.

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