Sab 21 Lug 2018 - 5398 visite
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Troppo fumo, le lavoratrici finiscono all’ospedale

In dieci in pronto soccorso per i fumi del rogo: "Da giorni alle prese con mal di testa e bruciore, non ne possiamo più". Negativo il monossido

di Giuseppe Malatesta

Codigoro. Costrette ad interrompere il turno di lavoro perché stavano respirando troppo fumo. Succede a una decina di lavoratrici impiegate nel settore agricolo in un’azienda codigorese, poco distante dal rogo che interessa lo stabilimento Kastamonu.

Nelle prime ore della giornata di venerdì infatti, “un nuvolone di fumo ha invaso l’area in cui stavamo lavorando e ci ha un attimo “provate’” racconta una delle ragazze coinvolte. “Nulla di inconsueto per noi, che da giorni facciamo i conti con mal di testa, male alla gola, bruciore e sensazione di amaro in bocca, nonostante l’utilizzo di mascherine che restano comunque presidi antipolvere, nulla di più. Ma questa mattina, alcune colleghe più soggette a problemi di asma hanno accusato maggiormente il colpo, avvertendo troppa nausea e capogiri da poter restare lì”.

“Non era più possibile continuare a lavorare. Oggi in particolare ma in generale l’ultima settimana è stata difficile da affrontare. Forse era il caso di sospendere tutto, di andare contro chi sta rovinando i piani di produzione di altre aziende, non costringere noi lavoratori a scegliere tra il lavoro e la nostra incolumità fisica. In tutto ciò – aggiunge – mi chiedo dove siano i sindacati”.
Questa mattina i nostri datori di lavoro, che stanno come tanti altri stanno subendo questa situazione con danni non indifferenti, ci hanno suggerito di correre via e lo abbiamo fatto di buon grado”. A quel punto, il gruppo ha deciso “per precauzione” di raggiungere il vicino pronto soccorso del Delta. “Gli esami arteriosi non hanno evidenziato positività al monossido, almeno per quanto mi riguarda. Ad una mia collega è stata diagnosticata una forte irritazione delle vie respiatorie, da curare con farmaci e ad un’altra, asmatica, hanno rilevato valori nella norma ma comunque sballati”.

“Non ne possiamo più: siamo stanchi – conclude la giovane -, vogliamo lavorare. Speriamo spengano presto questo maledetto fuoco”.

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