dom 14 Gen 2018 - 433 visite
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Claudio Bisio, Michele Serra e il ciclo della vita

Coppia da tutto esaurito con “Father and Son” al Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara

di Federica Pezzoli

Il Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara riapre alla grande la stagione di prosa 2017-18 con una coppia che assicura qualità e successo di pubblico: il mattatore Claudio Bisio e la famosissima penna, allo stesso tempo caustica e delicata, di Michele Serra. Insieme hanno portato anche sul palcoscenico ferrarese lo spettacolo “Father and son”, adattamento di “Gli sdraiati” e “Breviario comico”, con la più che esperta regia di Giorgio Gallione.

Novanta minuti di una sorta di confessione da parte di un padre, che ammette con se stesso – oltre che con suo figlio – i propri errori, le proprie debolezze, che dà voce a tutti coloro che “nel frattempo cercano di continuare a vivere”, nonostante e al di là dei figli. Una riflessione sul futuro, sui concetti di libertà e di autorità, su una società in metamorfosi, a tratti inadeguata, narrata con un’ironia beffarda. “Cosa stiamo preparando ai nostri ragazzi?”, si chiede il padre in scena. La società delle rivoluzioni 2.0, 3.0, 4.0, è tratteggiata con surreale cinismo: ogni volta che la evoca, il padre si rende conto di offrire al figlio, alle soglie della maggiore età, un ulteriore alibi per la fuga.

Destinatario di questi messaggi è appunto colui che può essere considerato il co-protagonista della piéce, anche se assente: “perfezionista della negligenza”, che lascia “tutto iniziato e niente concluso”, non si sa se filosofo e asceta o più semplicemente uno “sfigato” sfaccendato.

File rouge del testo è l’ascesa al Colle della Nasca, un modo diverso di creare un incontro, un confronto, una condivisione, con questo giovane uomo che il padre teme di non conoscere affatto, ma a cui guarda con una tenerezza infinita: “Penso a come è stato facile amarti da piccolo. A quanto è difficile continuare a farlo ora che le nostre stature sono appaiate, la tua voce assomiglia alla mia e dunque reclama gli stessi toni e volumi, gli ingombri dei corpi sono gli stessi”.

Una sorta di rito di iniziazione che sancisce il passaggio del ragazzo all’età adulta e del padre alla vecchiaia: “Finalmente posso diventare vecchio”.

Grande prova del capocomico Claudio Bisio, che dimostra una volta di più di essere un attore completo, capace di toccare tutte le corde dello spettatore e di affascinarlo non solo con il testo, ma con l’interpretazione nel suo insieme: in particolare venerdì – serata del debutto ferrarese – Bisio ha dato prova della propria capacità di improvvisazione interagendo con i suoi compagni sul palco, i giovani musicisti Laura Masotto al violino e Marco Bianchi alla chitarra, interpreti delle musiche di Paolo Silvestri, commenti mai banali a ciò che accade in scena.

Divertentissimo l’inciso, in picchiata sull’attualità della legge elettorale con la quale il padre e il figlio si dovranno recare a votare fra un paio di mesi. Secondo Serra e Bisio, il rosatellum sarebbe già al vaglio delle modifiche del Parlamento: le varie proposte vanno dallo “sputellum” al “vomitellum”, dai significati abbastanza chiari, Berlusconi avrebbe proposto “l’acquistellum”, con i seggi in vendita al miglior acquirente come in un’asta, mentre Casini e Alfano propenderebbero per “il minoritario secco” e infine il Pd per “l’indovinellum”, nel quale si tira a sorte, ma le varie correnti divergono su quale sia il metodo. Non manca nemmeno una satira beffarda sulle nostre ormai innumerevoli protesi tecnologiche.

In “Father and son” comicità, brutalità, moralità si intrecciano; quando il testo di Serra smaschera l’assurdità delle nostre logiche l’applauso a scena aperta è d’obbligo, a posteriori tuttavia ci si sofferma a pensare come ci ritroviamo a ridere dei nostri paradossi e poi, nella quotidianità, li attuiamo accettando le regole del gioco. Dopo esserci guardati allo specchio, sembrano dirci Michele Serra, Claudio Bisio and Co., troviamo il coraggio, la speranza e l’intelligenza per andare avanti.

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