Mer 10 Gen 2018 - 1427 visite
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Omicidio Tartari, Ruszo dice che c’era anche Igor

Uno degli assassini: “Minacciava me e mia madre”. Procura chiede conferma condanne ma atti a Ferrara per altre indagini sul ruolo di Norbert Feher

Patrik Ruszo, autore reo confesso della rapina (che poi si è trasformata in un efferato omicidio) a danno Pier Luigi Tartari afferma che quel giorno ad Aguscello con lui, Ivan Pajdek e Constantin Fiti, c’era anche un quarto uomo: Norbert Feher, alias Igor il russo.

La dichiarazione è arrivata nel pomeriggio di mercoledì durante l’udienza davanti alla Corte d’Appello di Bologna contro la condanna all’ergastolo subita insieme a Fiti nel processo di primo grado emessa dal tribunale di Ferrara.

Ruszo (assistito dall’avvocato Patrizia Micai), che durante il processo a Ferrara non lo ha mai chiamato in causa, ora sostiene che ‘Igor’ minacciasse lui sua madre – altra probabile pedina fondamentale della rapina, tant’è che i giudici estensi chiesero la trasmissione degli atti alla procura per indagare il ruolo di ricettatrice e basista – e che per questo partecipò alla rapina.

La permanenza in libertà del serbo avrebbe dunque costituito una minaccia ulteriore per non chiamarlo mai in causa fino a ora, catturato in Spagna dopo altri tre omicidi oltre quelli di Davide Fabbri e Valerio Verri. Anche se va rilevato che Ruszo in udienza ha affermato che, in realtà, lui disse da subito al magistrato che ad agire furono in quattro e di aver parlato di Igor anche prima dell’omicidio di Budrio, ma che non venne creduto.

Sono dichiarazioni da prendere ovviamente con le pinze, arrivate in forma di dichiarazioni spontanee (che non prevedono la possibilità di interrogare e contro-interrogare l’imputato se lui non accetta) ma hanno comunque convinto il procuratore presso la Corte d’Appello a trasmettere gli atti alla procura di Ferrara per le indagini di competenza. Questo significa che una parte almeno del caso si riaprirà per verificare compiutamente se aggiungere l’ennesimo omicidio alla scia di sangue a carico di Norbert Feher.

Il coinvolgimento di Igor non è comunque una vera novità in sede processuale. Già durante il processo di primo grado, l’avvocato Alberto Bova – difensore di Constantin Fiti – aveva provato a instillare il dubbio che fosse lui il terzo componente della banda e non Fiti che invece, secondo gli inquirenti partecipò, per la prima volta, a una rapina con la banda, quella peggiore di tutte, finita nel modo più tragico e violento con Tartari malmenato, legato come una mummia e poi abbandonato a morire di stenti, senza aria, in un casolare abbandonato che il gruppo usava come deposito.

Bova, rammentando le precedenti rapine dell’estate 2015 (per le quali Pajdek e Ruszo sono stati condannati e Igor e a processo), provò a scucire una dichiarazione a Ivan Pajdek, – condannato a 30 anni in abbreviato e in appello – considerato il capo della banda, ma l’uomo si rifiutò di rispondere e al difensore non venne concesso di insistere e proseguire su questa linea. “Lo avevo detto, ora vedremo se ci sarà qualcosa o sarà solo una vittoria di Pirro – commenta l’avvocato Bova -. Fin dall’inizio ho sostenuto che c’era anche Igor, hanno fatto tre rapine uguali, perché in questa lui non avrebbe dovuto esserci e Fiti sì? Se verrà assolto, il mio assistito si è fatto due anni di carcere per nulla. Ora confidiamo nell’appello e nella giustizia”.

La procura ha comunque chiesto la conferma di entrambe le condanne e giovedì- esaurite le arringhe di parti civili (il fratello Marco e la sorella Rita Tartari, assistiti dagli avvocati Eugenio Gallerani e Giacomo Forlani) e difese – dovrebbe arrivare la sentenza.

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