‘Ndrangheta a Ferrara. Il mondo della cosca Gallace
Il Kartodromo potrebbe essere una sorta di missione in avanscoperta, un test, un assaggio. Magari può essere l’inizio
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Dallo scorso settembre è partita un'importante collaborazione nel presidio ospedaliero del Santissima Annunziata di Cento, che si inserisce nel più ampio percorso di unificazione e integrazione tra le due Aziende Sanitarie ferraresi e che rappresenta una risorsa preziosa per il trattamento dei difetti complessi della parete addominale
Come funzionava il grande cantiere musivo della basilica di San Pietro e in che modo il mosaico è arrivato a imitare la pittura? Se ne parlerà domenica 25 ottobre alle 17 alla Civica Pinacoteca il Guercino di Cento
Gli sportelli saranno aperti una mattina alla settimana, esclusivamente su appuntamento. I volontari del Servizio Civile aiuteranno i cittadini nell'utilizzo dei servizi digitali
Cento. La Procura di Ferrara ha notificato tre avvisi di fine indagini e dodici richieste di archiviazione ai quindici sanitari – medici, infermieri e anestesisti – indagati per la morte di Rosanna Fabbri, 76enne di Comacchio, avvenuta a ottobre 2024, mentre era ricoverata all’ospedale Santissima Annunziata di Cento.
Per tutti, l’ipotesi di reato contestata era quella di cooperazione in omicidio colposo, in relazione a un presunto caso di colpa medica.
La decisione del pm Andrea Maggioni, titolare del fascicolo di indagine, è arrivata dopo l‘esito degli accertamenti medico-legali effettuati sul corpo della donna. Per eseguirli, il pubblico ministero aveva conferito l’incarico ai medici legali Sindi Visentin di Padova e Salvatore Alberico di Trieste.
Anche i figli della 76enne di Comacchio, assistiti dagli avvocati Antonio Boldrini e Gianluca Filippone, hanno nominato un loro consulente di parte, il medico legale Adriano Tagliabracci di Ancona. E lo stesso avevano fatto i legali difensori dei quindici indagati (gli avvocati Marco Linguerri, Gian Luigi Pieraccini, Piero Giubelli e Riccardo Venturi).
La vicenda risale al 29 ottobre 2024, giorno in cui la 76enne morì. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, una settimana prima, il 22 ottobre, la donna era stata sottoposta a un intervento ginecologico in laparoscopia per la rimozione di una cisti ovarica, durata quasi cinque ore.
Al termine, Fabbri avrebbe iniziato a stare male, accusando forti dolori e vomito.
Per un paio di giorni, la paziente è stata ricoverata nel reparto di Medicina Generale, poi – a causa delle complicazioni post-intervento – i sanitari l’avevano spostata nel reparto di Rianimazione, sottoponendola – nel mentre – ad altri due interventi chirurgici, il 24 e 28 ottobre, senza però riuscire a ottenere alcun miglioramento.
Un giorno più tardi dal secondo intervento, il 29 ottobre Fabbri è morta.
Per cercare di capire cosa fosse successo in quei giorni, l’Ausl aveva inizialmente disposto un’autopsia “interna“, ma la figlia della donna aveva preferito coinvolgere la Procura di Ferrara, che così aveva aperto un fascicolo di indagine per capire se ci fosse un nesso causale tra l’operazione chirurgica, le successive cure mediche ricevute dalla paziente, che non aveva nessun tipo di patologie pregresse, e la morte.
Per quanto riguarda i quindici sanitari inizialmente indagati, la Procura ha escluso responsabilità per dodici di loro, mentre per i restanti tre – a cui è stato notificato l’avviso di fine indagini – sono tuttora in corso le valutazioni del caso prima di decidere su un eventuale o meno richiesta di rinvio a giudizio.
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