gio 7 Dic 2017 - 88 visite
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Il Diamanti indaga gli ‘stati d’animo’ tra Previati e Boccioni

Alcune anticipazioni sulla prossima mostra che aprirà a marzo

La mostra che aprirà i battenti al Palazzo dei Diamanti il prossimo 3 marzo – “Stati d’animo. Arte e psiche tra Previati e Boccioni” – si propone di posare  uno sguardo nuovo sull’arte italiana di fine Ottocento. Nella rassegna verrà infatti indagata per la  prima volta la poetica degli stati d’animo e con essa uno dei fondamentali apporti del nostro paese  all’arte moderna.

Opere manifesto quali Ave Maria a trasbordo di Giovanni Segantini, la Maternità di Gaetano Previati, il trittico degli Stati d’animo di Umberto Boccioni, e altri importanti esiti  dell’arte italiana e internazionale tra Otto e Novecento, condurranno i visitatori in un viaggio nei  territori dello spirito.

Si tratta di un momento cruciale per l’avvento della modernità che vede scienza e arte impegnate come mai prima nell’indagine della psiche, con gli artisti che sperimentano un nuovo alfabeto  visivo capace di portare nell’opera la materia mutevole e inafferrabile degli stati d’animo. Tra di  loro figurano i protagonisti della scena artistica dell’epoca, dai maestri del simbolismo e  divisionismo, come Segantini, Previati, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Angelo Morbelli e Medardo  Rosso, fino a quelli dell’avanguardia futurista, i più giovani Balla, Carrà e soprattutto Boccioni, che  seppe raccogliere il testimone dalla generazione precedente e creare un linguaggio dirompente  che pone “lo spettatore al centro del quadro”, per trascinarlo nella dinamica delle emozioni e nella  polifonia della metropoli moderna.

In questo progetto Gaetano Previati, artista di punta delle collezioni delle Gallerie d’Arte Moderna  e Contemporanea di Ferrara, occupa un posto del tutto particolare, come infatti affermò lo stesso  Boccioni: «Con lui le forme cominciano a parlare come musica, i corpi aspirano a farsi atmosfera,  spirito e il soggetto è già pronto a trasformarsi in istato d’animo». La mostra nasce proprio dalla  volontà di approfondire e mettere in risalto il fondamentale ruolo giocato dall’artista ferrarese nel  creare un ponte tra l’eredità dell’Ottocento e le avanguardie artistiche del nuovo secolo.

L’esposizione è frutto di un lavoro di scavo delle  fonti e di revisione critica condotto dai curatori della mostra e da un comitato scientifico  composto da studiosi di fama internazionale, affiancati dagli autorevoli specialisti che collaborano  al catalogo. Grazie al sostegno di grandi musei europei e americani e collezionisti privati è stato  possibile ottenere prestiti del tutto eccezionali, dalla Beata Beatrix di Dante Gabriel Rossetti delle  National Galleries of Scotland al Fugit Amor del Musée Rodin, dal pellizziano Ricordo di un dolore della Carrara alla Risata di Boccioni proveniente dal MoMA, e raggiungere l’obiettivo ambizioso di  rileggere da un punto di vista inedito quel cruciale passaggio di secolo.

Il percorso segue i passi degli artisti nella ricerca di un alfabeto delle emozioni, muovendo dal  verismo psicologico per addentrarsi in un processo di rarefazione formale che approda alla sintesi  astrattiva e dinamica della pittura di stati d’animo futurista. L’ allestimento, a cura dello Studio  Ravalli, che già aveva progettato con successo quello realizzato in occasione dell’esposizione dedicata all’Orlando furioso, gioca un ruolo importante nel racconto della mostra: è stato infatti
studiato per creare uno spazio sospeso e immateriale immerso nell’oscurità, in modo da esaltare il  potere di suggestione di dipinti e sculture e favorirne un rapporto diretto con l’osservatore.

In questo contenitore rarefatto la narrazione scaturisce dal cortocircuito visivo tra le opere esposte e  la sollecitazione di immagini, suoni, proiezioni che fotografano la temperie fin de siècle, tra  positivismo e irrazionalismo. Opere chiave della scena italiana e internazionale tra Otto e  Novecento dialogheranno con le “interferenze” offerte dall’immaginario scientifico e culturale del  tempo in un racconto tematico che attraversa gli stati d’animo: dalla melanconia all’abbandono fantastico nella rêverie, dall’abisso della paura alla liberazione delle pulsioni sessuali e degli istinti aggressivi, fino al rapimento estatico dell’amore e alla sublimazione nei sentimenti di pace e armonia universale, per chiudere sulle note frenetiche ed esaltanti prodotte dall’esperienza della città contemporanea.

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