sab 16 Set 2017 - 1298 visite
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La “leggenda” delle due Spal

Sento un vociare concitato. Giunge dalla panchina dirimpettaia l’appartamento di un condominio nel quale abito, alla periferia di Ferrara: -Mò Eros vót metar la Spal d’al di d’iƞquó coƞ la tò ad zinquan’t’ann fa? Adès l’è tut un’àltar quèl- (Eros, vuoi paragonare la Spal d’oggi con quella di cinquant’anni or sono? Oggi è tutt’altra cosa): -Mò va là Kevin, s’à vót savér tì ché t’aƞ sà gnàƞch … quanti tett la gh’à ‘na pitóna! (Ma va, che vuoi sai tu che nemmeno sai quante mammelle ha una tacchina.) Modo originale e immaginifico, ferrarese, per stigmatizzare d’ignoranza un interlocutore.

Mi appaiono alla vista, due uomini uno, giovane, con un look inerente la moda di questi giorni: capelli con una specie di ciuffo rotondo, un po’ ossigenato, rasato attorno allo stesso. Barba incolta, faccione rubizzo con un paio di vistosi anellini appesi al naso e al lobo dell’orecchio sinistro. Sciarpa semitrasparente che lo avvolge in due giri al collo. T-shirt con scritta in inglese, sopra una felpa coloratissima, bianco azzurra, ove campeggia una grossa scritta: SPAL. Jeans bucherellati e stracciati. Ciabatte in pelle, modello infradito, senza calzini. L’altro, è un anziano signore distinto. Capelli canuti “ad anfiteatro”; ovvero quel tipo di capigliatura sopravvissuta negli anni tutt’attorno le orecchie e la nuca, ma totalmente scomparsa sul piano superiore della testa, desolatamente calva. In effetti, con un po’ di fantasia, i crani analoghi a quello che vi sto descrivendo ricordano gli antichi teatri grechi o romani: gradinate semicerchio,(capelli) palcoscenico e proscenio, la parte superiore-centrale pelata. Ha pure un paio di baffetti, quasi invisibili a causa dell’incanutimento. Porta occhiali da vista con telaio dorato. Camicia classica a maniche corte, pantaloni di cotone e scarpe scure, ove si intravvedono terribili calzini a scacchi colorati.

Il giovanotto inizia in dialetto poi parla un italiano abbastanza corretto, ma dalla cadenza tipicamente ferrarese , ovvero: consonanti mai raddoppiate e dal timbro quasi atroce. L’anziano invece parla quasi esclusivamente in vernacolo con qualche intercalare in lingua, con relativi strafalcioni: – Cinquan’anni…quasi cinquant’anni, ma ce l’abbiamo fatta, siamo in Serie A; “zio can” mi sembra di sognare!-

Il vecchio ha una voce stridula, resa ancor di più squillante dall’enfasi dell’evidente soddisfazione con cui estrinseca la sua gioia. Si agita, non sta fermo un minuto. Prende il braccio del giovane e lo stringe, quasi a voler trasmette la sua evidente compiacenza: – Va bene Eros, ma calmati “zio majal”, altrimenti ti prende un colpo. Tanto che, invece che allo stadio ti portano all’ospedale di Cona.-

A Ferrara per non bestemmiare, è consuetudine di sostituire col sostantivo umano zio, al non nominabile Dio: -Guarda- Estrae da tasca uno Smartphone e comincia a propinargli immagini riguardanti episodi di gioco, feste, parate concernenti il periodo della entusiasmante galoppata che ha portato la loro squadra dalle serie calcistiche italiane più basse, alla incredibile, inaspettata agognata “Serie A”. -Eros pensa che andremo in trasferta all’Olimpico di Roma, a Milano San Siro, a Torino, Napoli; potrai fare l’abbonamento e a Ferrara vedrai tutti quei campioni che fino a qualche anno fa vedevamo solo in tivù. Torneremo ad essere in più di dieci quindici mila, come un tempo. Tutto rinnoverà come i tuoi antichi momenti cinquant’anni fa così sarai contento?-

Il ragazzo s’infervora e lo scuote energicamente, come a fargli entrare lo splendido concetto di vittoria ottenuta sul campo con gloria ed orgoglio dalla loro “Beneamata”. Eros viene preso come da un non so ché di velata tristezza:- No caro Kevin, non può mai più essere come allora. Mi sembra ancora di vedere i “Ragazit” di Mazza il presidente elettricista:-

Emiliani, Macchi, Fontanesi, Bennike e altri che ci portarono in Seria A. Era appena terminata la guerra, avevano riempito le buche delle bombe, nel campo in via Montegrappa. Facevano le trasferte più vicine in autocarro, le più lontane in treno. Ottenemmo la promozione con un campionato, vincente, strepitoso in Serie B. Un po’ come questo, ma i tempi, i modi, la gente … altre sensazioni, altre consuetudini. Lo stadio poi? Con gli ”squadroni”: Juventus, Milan Inter , arrivammo ad esserci perfino in venticinquemila, “circa”. Si proprio “circa”, perché i controlli a quei tempi non erano poi così meticolosi e tecnologici come ora e il numero di spettatori presenti, variava da giornale a giornale. Si diceva che il buon Mazza, per non pagare certe tasse sui biglietti ne mettesse in vendita un gran quantitativo in nero senza denunciarli. Stavamo in piedi, stretti come sardine sulle tavole in legno catramato, fissati in tubi Innocenti, alle quali, in periodi caldi, le suole delle scarpe vi si appiccicavano. A volte, alla fine delle partite, i giornali vecchi, usati per sedersi senza sporcarci, venivano incendiati da “buontemponi”, costringendo ai vigili del fuoco, sempre presenti, certi straordinari dopo partita.

Anche sulle vendite-acquisti di giocatori si vociferava che molti contratti fossero non chiarissimi. La storia della vendita, al Napoli, del portiere Bugatti, per la cifra di settantacinque milioni di lire, iperbolica ai tempi, è indubbiamente sintomatica. Mazza si recò nell’ufficio del presidente napoletano, l’armatore Achille Lauro. Concordata la somma, constatato che aveva esaurito i blocchetti assegni, Lauro, ne scrisse l’importo e relativa banca, alla quale rivolgersi per l’incasso, sulla carta di un pacchetto delle ultra popolari “Alfa”, sigarette che fumava il “Comandante”, come si faceva chiamare l’ultimo effettivo “Re di Napoli”. La banca pagò senza porre problemi o esitazioni! Altri tempi … altri presidenti, altro calcio- Guarda sottecchi giovane interlocutore, pare auspichi un commento, che arriva immediato : – “Zio viglión” Eros, con questa tiritera che ciancia mi racconti? Un “Alfa assegno”? –

Ride soddisfatto del suo neologismo-battuta. Ma il vegliardo, imperturbabile nel suo desiderio di erudire di antiche storie spalline, trae un sospiro profondo dai suoi vetusti polmoni e continua: – (Mochè maj, la n’è briśa birimbòla, gnàƞch ‘na fòta, l’è sól ‘na pàrt dlà fòla dlà Spal. T’à da savér ché…) Macché tiritera, nemmeno una frottola, è solo una parte della favola della Spal devi sapere che ad esempio, quando arrivammo quinti nel 1959-60, alcuni atleti dormivano in camere con letto a castello che un salumiere di Corso Porta Po, affittava ai giocatori. Alcuni consumavano pure i pasti nell’appartamento, altri in una mensa aziendale dalle parti di via Bersaglieri del Po. Ci pensi ai giocatori delle squadre che ora , classificate al quinto posto, giocano le coppe europee, dovessero vivere in siffatte condizioni?-

Si sono alzati, lasciano la panchina, si allontanano. L’attempato tifoso continua, come il classico fiume in piena a raccontare aneddoti. Gli parlerà di quella volta … era un lunedì classico giorno di riposo dei calciatori: un giocatore il cui padre aveva un’agenzia di pompe funebri a Perugia lo caricò con altri giocatori e se ne andarono a casa dello stesso, fra lo stupore di chi li vide scendere da quell’originale mezzo di locomozione. Racconterà delle disavventure in campo quando un giocatore “se la fece addosso” per ostacolare un fuoriclasse dell’Inter. Di quando un portiere rincorse un calciatore avversario che lo aveva beffato dopo avergli segnato una rete. Gli racconterà di quel tal Vendrame, idolo dei tifosi che seguivano il Campionato De Martino, in pratica un parallelo campionato riserve,un fuoriclasse, ma eccentrico “capellone”, che al tradizionalista Presidente Mazza non andava a genio, tanto che non lo fece mai esordire in prima squadra. Storie e leggende di una piccola realtà sportiva della provincia italiana: “la Spal”. Tornata in auge, rimarrà? per quanto tempo? Anni? A Ferrara lo sperano in tanti. I due che si allontanano ne rappresentano i due periodi: quello storico, un po’ mitizzato, riportato ai giorni nostri da testimoni, un po’ folcloristici, non sempre attendibili; oppure da cronache giornalistiche e scarse riprese tratte da cinegiornali del tempo. Quello moderno invece, fagocitato da innumerevoli di filmati, che ai posteri testimonieranno ogni secondo della vita sportiva della Beneamata, ma immancabilmente mancherà di quell’alone di stupenda leggenda – storia metropolitana che i vari “sopravvissuti Eros” ci raccontano. Affiancati si allontano, Eros gesticolando ancora infervorato. Kevin, più pacato, col telefonino in mano continua a sbandierare filmati a “marca Spal”. Ciò nonostante, perdura attento ed incuriosito all’ascolto delle antiche pillole spalline, che gli fa scivolare addosso il vegliardo, amico, tifoso. Sono le due Spal che si incamminano. Metafore incrociate d’un pur effimero sogno. Eros e Kevin. Gli alberi maestosi del viale, pare vogliano far loro da scudieri, come per un ipotetica parata in onore di un fiaba moderna: la “leggenda” delle due Spal!

 LASAGNÌN DA MILZÀNA

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