Sab 5 Ago 2017 - 4491 visite
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Tragedia Bartolucci, “salviamo il salvabile”

Operazione della Ffc per salvare il patrimonio documentale cinematografico

di Simone Pesci

Dopo 12 ore, in piazzetta F.lli Bartolucci – luogo della tragedia che ha choccato Ferrara – il tempo sembra essersi fermato. Nell’aria si sente ancora puzza di bruciato, e nella piazzetta è un continuo via vai di conoscenti, giunti sul posto per ricordare Galeazzo Bartolucci e la famiglia.

Fra loro c’è anche Alberto Squarcia, presidente della Ferrara Film Commission, che Galeazzo lo conosceva bene, e che a bassa voce non fa che ripetere, quasi incredulo, che “era una persona di una pacatezza incredibile”. Fuori, davanti alla porta di ingresso, ci sono scatoloni e oggetti bruciati, irrecuperabili, che probabilmente erano stati preparati in vista di uno sfratto che non avverrà mai. In un angolo, ammassate, una cinquantina di pizze cinematografiche, di cui il figlio di Bartolucci, Giovanni, socio della Ffc, era collezionista, e su di esse tre rose rosse, messe lì per tenere vivo il ricordo di una famiglia che a Ferrara era conosciuta.

Alberto Squarcia è lì anche per loro, per quelle bobine e quelle pellicole, tutte annerite e bruciate che fino a poche ora prima contenevano dei film. “Quando ho saputo che Hera aveva l’ordine di buttarle via – esordisce Squarcia -, non ho esitato a chiamare la cineteca regionale di Bologna, per salvare il salvabile”.

La cineteca, infatti, ha “accettato di prenderle temporaneamente, ‘in comodato d’uso’, anche se annerite e bruciate”. Gli addetti felsinei hanno così caricato tutte le pizze che potevano; le altre si trovano invece ancora all’interno della palazzina, posta sotto sequestro, provvedimento che per ora rende “irrecuperabili tutte le altre bobine”, aggiunge il presidente di Ferrara Film Commission.

E’ ancora presto per dire se sarà tentato di recuperare e restaurare le pellicole: “Sono ancora di proprietà dei Bartolucci. La cineteca, per ora, si offre di conservarle. Poi, eventualmente, saranno il magistrato e gli eredi di Bartolucci a decidere se a Bologna potranno fare qualcosa per restaurare le pizze”.

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