dom 16 Apr 2017 - 1765 visite
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Vitellio: “Nel nostro dna c’è il cambiamento”

"Dopo il congresso tutti verso la stessa rotta per quei tanti che ci guardano come l'ultima spiaggia nella politica italiana”

Luigi Vitellio si prepara al congresso forte della schiacciante maggioranza ottenuta a Ferrara e provincia dalla mozione Renzi, cui aderisce.

“Un risultato netto che premia al momento Renzi e che non era scontato dal punto di vista della partecipazione, perché non c’era l’enfasi del 2013 e non c’era di conseguenza la stessa attenzione mediatica”.

Il motivo?

Anche la discussione politica adesso è un’altra. Il congresso non nasce da un periodo, diciamo, tranquillo del nostro partito. Abbiamo lavorato nel territorio nel segno dell’unità. E la risposta di così tanti iscritti è stata ottima. Sono convinto che il Pd sia nato per un essere un partito che rappresenti una grande comunità. C’è la necessità che venga incoraggiato e sostenuto il pluralismo. E quesrto grazie alla capacità di discussione. La prova sono 49 circoli che si sono riuniti in due settimane.

Perché Renzi?

Dovremmo smetterla di chiamarci renziani, cuperliani o bersaniani. Fatta eccezione per il Partito socialista, siamo l’unico partito che per statuto rinnova i suoi verttici attraverso un congresso. I nostri leader li scelgono gli iscritti interpretando e rispondendo alle esigenze del momento. Scelgo Renzi proprio per i motivi per cui viene criticato. Ci vuole il giusto piglio contro i populismi che rivestono connotazioni sempre più pericolose.

Nel 2013 votò per Cuperlo.

La forza del Pd è che quando uno vince, tutti gli altri sfidanti fanno squadra per dare una mano. L’ambizione del nostro partito è governare il paese, non essere un luogo ovattato utile per dirigenti seduti in poltrona. Il Pd deve essere capace di stare in mare aperto veleggiando con coraggio nell’oceano della conquista dei diritti

Più pirata che cambusiere insomma. E questo pirata in questi quattro anni ha assistito a una vera rottamazione?

Io non ho mai parlato di rottamazione nemmeno come segretario provinciale. Il Pd ha bisogno di rinnovarsi nella sua classe dirigente, ma lo farà dopo che questa sarà stata adeguatamente formata e selezionata. Bisogna sempre fare meglio per riuscire a intercettare i problemi nuovi che ogni fase propone. E per farlo servono di continuo orecchie e occhi nuovi. E nella mozione Renzi è presente questo percorso. Percorso già in parte avviato a Ferrara, dove abbiamo dato un contributo con la scuola di formazione politica.

Forse servirebbe anche una scuola di dialogo. Con i sindacati si è arrivati a una distanza notevole.

Non bisogna mai sottrarsi al dialogo quando si affrontano delle riforme, soprattutto se si è forti delle proprie idee e delle proprie convinzioni. Alla politica spetta l’onere della proposta e su quelle proposte, e su come le realizza, verrà valutata dagli elettori. Chi si confronta con la politica deve però fare la propria parte. Lo scontro ideologico non porta a nulla. Il Pd vuole continuare a essere il partito delle riforme ed è ovvio che quando si toccano temi sensibili si incontrino sempre delle resistenze. Capisco che ogni tanto si preferisca rimanere fermi per paura che il futuro sia peggiore del presente, ma nel nostro dna c’è il cambiamento, cambiamento che deve essere vissuto dai cittadini non come imposizione di un gruppo dirigente ma come qualcosa di cui si sentano partecipi e protagonisti.

L’auspicio per le primarie?

Il mio auspicio per il 30 aprile è che tanti vengano a votare e che il giorno dopo il congresso sia finito veramente per tutti. Che tutti vadano nella stessa rotta per essere quel soggetto credibile per qui tanti che ci guardano come l’ultima spiaggia nella politica italiana”.

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