Cronaca
14 Ottobre 2013
Sono passati 17 mesi dalla chiusura dovuta al terremoto del 20 maggio 2012

Riaperta dopo il sisma Santa Maria in Vado

di Daniele Oppo | 2 min

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17 mesi. È il tempo passato da quell’infausto 20 maggio 2012, quando il primo dei due forti eventi sismici che hanno scosso Ferrara, ha ferito e reso inagibile uno dei monumenti sacri più belli della città: la chiesa di Santa Maria in Vado.

Domenica 13 ottobre la storica basilica progettata da Biagio Rossetti nel 1495 è stata riaperta con una breve cerimonia e un ‘Padre nostro’ più che mai simbolico recitato al suo interno, preceduti dalla messa nel vicino monastero del Corpus Domini -dove i parrocchiani sono stati ospitati per tutto questo tempo- e dal corteo dei figuranti della Contrada dell’Unicorno. Tanti i fedeli accorsi a dare il saluto di “bentornata” alla loro chiesa.

Se le porte sono finalmente di nuovo aperte, non tutti gli spazi sono però ancora agibili. La facciata è stata riparata dopo il crollo rovinoso della Madonna di Andrei Ferreri, diventua la “Vergine del sisma” e il cui restauro è quasi ultimato ma che -come già anticipato nel gennaio scorso dall’architetto Andrea Malacarne durante l’assemblea di Italia Nostra- non ritornerà dov’era prima del sisma visti il suo peso e l’altezza della collocazione originale.
Ad essere ripristinati sono stati anche il soffitto della navata centrale e del transetto, ma rimangono ancora chiuse alcune delle cappelle laterali così come l’intera navata destra che continua a mostrare i segni e le lacerazioni causate dal terremoto. I lavori hanno inoltre portato alla luce i danni ai serramenti dei sottotetti tramite i quali sono potuti entrare volatili e insetti e che hanno consigliato la rimozione dell’Assunzione della Vergine di Bononi.

Anche se rimane la necessità di completare il miglioramento sismico dell’intero edificio e del convento per il quale vi sarà il finanziamento disposto con ordinanza dalla Regione, gli interventi di ripristino svolti finora -il cui costo si aggira sui 40mila euro, derivanti dall’ordinanza commissariale numero 16 del febbraio scorso a cui si aggiunge un piccolo contributo della parrocchia per la messa in sicurezza del chiostro- sono stati pensati per poter permettere quantomeno di vivere la chiesa e non lasciarla in uno stato di abbandono e disuso che, come molti edifici possono testimoniare, avrebbe reso ancora più arduo il recupero, risultando così sufficienti a garantire il ritorno alla normale attività parrocchiale.

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