Mer 15 Ago 2012 - 1538 visite
Stampa

Tavolazzi al Pd: “Nanismo politico e pochezza umana”

Lo sfogo del consigliere dopo la dimostrazione della sua innocenza

L’avvocato Carmelo Marcello e Valentino Tavolazzi

Tutto lecito. Rimborsi, doppia residenza, pass per la ztl. Per la legge Valentino Tavolazzi non ha commesso alcun reato. Lo dicono un magistrato e un giudice. La pm Patrizia Castaldini, che aveva aperto – dopo l’esposto del sindaco Tagliani – un fascicolo per truffa aggravata ai danni del Comune, aveva chiesto l’archiviazione perché non c’erano elementi per provare la malafede dell’indagato. Il gip Monica Bighetti l’ha accolta.

Si chiude così, salvo una nuova puntata che potrebbe vedere presto il consigliere di Progetto per Ferrara adire le vie legali per il risarcimento di eventuali danni, il caso nato dai “pedinatori” del Pd e portato in consiglio comunale da Portaluppi e Merli.

A fare chiarezza dal punto di vista tecnico è l’avvocato Carmelo Marcello, che aveva depositato in via Mentessi una corposa memoria difensiva.

“Abbiamo dimostrato al pm l’assoluta regolarità della richiesta dei rimborsi fatta da Tavolazzi quando aveva preso la residenza anagrafica in via Calcagnini” spiega il legale. In aiuto è venuta la “lettura e l’interpretazione del concetto di “luogo” riportata dal codice civile. Quando si parla di residenza si intende il luogo in cui la persona ha la sua dimora abituale. E anche dottrina e giurisprudenza vanno in questa direzione”. Bastava insomma una semplice ricerca tra le fonti di diritto, “una cosa che potevano fare anche altri…”.

Ai fini dell’ottenimento del rimborso spese, invece, “la località di Francolino è collocata fuori dal capoluogo del Comune di Ferrara”. E questo secondo il piano topografico stilato dalla stessa amministrazione. Di più: “lo stabilisce lo stesso il regolamento che disciplina la materia dei rimborsi”.

In sostanza, era sufficiente che il consigliere Francesco Portaluppi, dopo aver controllato – tra tutti i venti consiglieri – solo i rimborsi chiesti da Tavolazzi, allargasse lo spettro della ricerca sulla liceità o meno delle richieste e si sarebbero risparmiati un bel po’ di tempo e di denaro pubblico. Già, perché per le indagini sul consigliere di Ppf sono stati mobilitati, oltre alla guardia di finanza, diversi impiegati comunali: due avvocati, un dirigente del servizio demografico, il comandante dei vigili urbani, il dirigente degli affari generali, il capo ufficio anagrafe, un assistente della polizia municipale e tre impiegati dell’anagrafe.

Un piccolo esercito che ha permesso al Comune di incassare dall’ex grillino 560,38 euro per i rimborsi ritenuti illegittimi, 5,31 euro per il rimborso chiesto per la mostra gratis ai Diamanti e 5,69 per il doppio rimborso chiesto per le due commissioni ravvicinate.

Tutti soldi che Tavolazzi “su mio consiglio” – aggiunge Marcello -, aveva deciso di pagare, “per evitare il nascere di un contenzioso con l’amministrazione, i cui costi sarebbero stati a carico dei cittadini”. E, in ogni caso, tutti soldi che ora il Comune dovrà restituire perché non dovuti.

“In questa vicenda si è andati ripetutamente alla ricerca di un contenzioso col Comune – fa una parentesi Tavolazzi -, perché una eventuale causa in sede civile avrebbe potuto diventare causa di decadenza del consigliere nemico”.

L’avvocato chiarisce anche i due rimborsi extra. Per quanto riguarda la mostra di Palazzo Diamanti del 24 settembre 2009, “si è trattato di un errore materiale, come hanno confermato finanza e procura”. Mentre per la doppia seduta di commissione, “nonostante l’accesso agli atti non concesso, abbiamo scoperto che la seconda commissione venne convocata a una distanza di 55 minuti dalla prima: sufficiente, come scrive il pm, per tornare per impegni di lavoro a Francolino e recarsi nuovamente in municipio”.

Che il tutto sia frutto di un errore materiale, poi, lo dice addirittura lo stesso Comune: “l’avvocato Donato Benedetti lo dice quando viene sentito il 17 aprile dai finanzieri, anche se questo non gli impedisce il successivo 7 giugno di firmare la richiesta di recupero delle somme contro Tavolazzi”.

Purtroppo il tutto poteva essere risparmiato, se “gli uffici preposti avessero rigettato le richieste di rimborsi ritenuti non dovuti. A loro disposizione avevano anche le circolari del ministero che spiegavano loro cosa fare in casi come questo”. E invece su 260 richieste esaminate, due sono risultate quelle frutto di errore materiale ai danni del Comune e 14 quelle a danno di Tavolazzi. In sostanza, è lui in credito.

Vengono poi le altre questioni che non rientravano nell’esposto. Come la richiesta di avere un pass per la ztl. “È assolutamente lecito – risponde questa volta lo stesso Tavolazzi -. Ho due case di mia proprietà nello stesso Comune e vivo in entrambe; posso decidere in quale di queste due stabilire la residenza anagrafica. Ora sto dimorando in via Calcagnini, però passo delle giornate intere , anche consecutive, in via Calzolai. Uso sistematicamente entrambe”. Il permesso diventa così suo diritto, anche se rimane il fatto che in questo modo si utilizza un “privilegio” di cui si potrebbe fare a meno. “Lo chiedo perche risiedo lì – insiste il consigliere -, trattandosi di casa di mia proprietà da me abitualmente utilizzata e frequentata. Può non piacere? M dispiace, ma questo è. Io non ho rubato soldi e non ho rubato il permesso ztl”.

L’ultima questione riguarda il ragazzo che alcuni vicini, interrogati dai vigili, dicono di aver visto soggiornare nell’abitazione di via Calcagnini. “È un amico di famiglia, le cui generalità abbiamo dato agli inquirenti, che lo hanno sentito, che veniva ospitato lì quando doveva sottopormi a riabilitazione a causa di un incidente. Per periodi di circa dieci giorni consecutivi avevo svolto sedute terapeutiche a Occhiobello, di conseguenza mi muoveva da Francolino. Lui era in cerca di una sistemazione definitiva, cosa poi avvenuta”.

Smontate ora tutte le accuse, Tavolazzi passa la contrattacco, rimandando al mittente le critiche di ordine etico: “Tagliani mi disse che questa vicenda doveva indurre in me una riflessione e una assunzione di responsabilità verso le nuove generazioni che si aspettano dalla politica esempi di onestà; alla luce di questo decreto del giudice gli giro le stesse parole”.

L’altra freccia è contro l’intero Pd e le sue “querele, messe in modo direttamente o indirettamente, come nel caso di Marattin o di Hera; ci sono evidenti elementi che dimostrano come nei confronti miei e di Ppf sia stata montata una campagna di discredito pubblico che aveva l’unico esclusivo fine di eliminare l’opposizione in questa città”. Una “macchina del fango” che “ha avuto nella vicenda dei rimborsi una palese dimostrazione: anziché convocarmi per chiarimenti, il sindaco manda un esposto dettagliato alla procura il giorno stesso in cui Portaluppi e Merli fanno l’interpellanza. In questo ci vedo non solo nanismo politico, ma pochezza umana e un certo deficit di onestà intellettuale”.

Ora Tavolazzi adirà alle vie legali per “valutare se alcuni comportamenti tenuti nel corso della vicenda siano atti a giustificare una mia rivalsa in sede civile per danno di immagine”. In caso di risarcimento “devolverò il ricavato ai terremotati, cosi come i 600 euro che mi deve restituire il Comune”.

Stampa
Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Leggi qui la Cookie e la Privacy Policy.

Chiudi