Ducati, Lamborghini e Bugatti: tre marchi simbolo dell’ingegneria e dell’industria italiana che affondano le loro radici nella provincia ferrarese. Un dato poco noto ma altamente evocativo, emerso nel corso della prima assemblea natalizia della Scuola di Sviluppo Territoriale, svoltasi nel pomeriggio di venerdì 19 dicembre nella sede di Cna Ferrara.
Da qui, e da una domanda di fondo — quali traiettorie attendono Ferrara nei prossimi anni e quale ruolo può giocare la Scuola di Sviluppo Territoriale? — ha preso forma un incontro pensato non come una lezione frontale, ma come un momento di confronto aperto tra studenti e Comitato di gestione. Un passaggio coerente con l’obiettivo della Scuola: costruire nel tempo una community di circa 300 studenti e alumni, legati da un rapporto attivo e consapevole con il territorio.
A moderare il dibattito sono stati Ester Leonardi e Thomas Melissano, membri dello staff della Scuola. Alla tavola rotonda hanno preso parte Ruggero Villani, direttore generale di Confcooperative Romagna Estense; Chiara Bertelli, direttrice di Legacoop Estense; Francesco Manca, presidente di Confagricoltura Ferrara; Giacomo Pirazzoli, responsabile di Confindustria Ferrara; Francesco Buttino, vicesegretario provinciale di Confartigianato Ferrara. Presente anche Cosetta Cadevuri, Financial Partner della sede ferrarese di Azimut Capital Management, realtà con cui la Scuola ha recentemente avviato un dialogo.
Ad aprire i lavori è stato il saluto di Jessica Morelli, presidente di CNA Ferrara, che ha sottolineato l’importanza di rafforzare il dialogo tra formazione e mondo produttivo, valorizzando la Scuola di Sviluppo Territoriale come spazio concreto di confronto. Un metodo già sperimentato con successo nelle settimane precedenti, quando alcuni studenti avevano moderato una tavola rotonda durante l’assemblea provinciale di CNA, ricevendo apprezzamenti per la qualità delle domande e la capacità di lettura dei temi.
Tra i contributi, Cadevuri ha illustrato il legame tra risparmio ed economia reale, mostrando come strumenti finanziari alternativi possano sostenere la crescita delle PMI e l’occupazione locale. Buttino ha invece richiamato un dato emblematico: Ducati nasce a Comacchio, Lamborghini muove i primi passi a Renazzo di Cento, Bugatti prende forma nel ferrarese prima di trovare altrove le condizioni per svilupparsi. Storie diverse, accomunate da un territorio capace di generare eccellenze, ma non sempre di trattenerle.
Il confronto ha toccato anche altri nodi strategici: il futuro dell’automotive, le infrastrutture, le proteste del mondo agricolo contro l’accordo con il Mercosur, fino alle tensioni del contesto internazionale. Temi complessi, affrontati da mondi diversi — cooperazione, industria, artigianato, agricoltura — che, pur partendo da interessi talvolta distanti, hanno mostrato la capacità di dialogare attorno a una visione condivisa.
Nella parte finale, la parola è passata agli studenti. Le testimonianze hanno restituito l’impatto della Scuola sui percorsi personali e professionali, mettendo in discussione una narrazione radicata: quella secondo cui l’unica prospettiva per i giovani sia lasciare Ferrara.
Come ha sintetizzato Chiara Bertelli, «questo momento non è servito solo agli studenti per imparare cose nuove, ma anche a noi, come Comitato, per fermarci a riflettere sul futuro di Ferrara. La Scuola è uno strumento che ci aiuta a tenere alta l’attenzione sul territorio».
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