
L'esame del medico legale Malaguti
A ogni udienza emergono dettagli sempre più raccapriccianti sulla fine che i suoi assassini riservano a Paula Burci, la ragazzina di 19 anni fatta venire in Italia con la promessa di un lavoro e invece avviata alla prostituzione.
Gli ultimi particolari in ordine di tempo li rende alla Corte d’Assise il medico legale Stefano Malaguti. Fu lui a svolgere l’autopsia sul corpo carbonizzato ritrovato nella zona golenale di Zocca di Ro nel marzo 2008. Quando venne bruciata Paula era nuda. Non c’erano infatti tracce di cinture o scarpe, più resistenti al fuoco dei normali indumenti. Ed era forse viva.
Già, Paula con molta probabilità venne bruciata quando era ancora in vita. Forse era priva di conoscenza o in coma, visto il brutale pestaggio cui venne sottoposta.
All’arcata dentaria mancavano tre incisivi. Tre ferite da taglio, di cui una profonda, incidevano il costato. Sul capo aveva quattro ferite lacero contuse “che però non avevano sfondato il cranio”. In tutto “è impossibile dire quanti colpi sono stati portati al corpo”.
Secondo le ultime testimonianze a ridurla in quello stato sarebbero stati uomini inviati a Villadose, in provincia di Rovigo, dove Paula si sarebbe rifugiata per fuggire dalla strada. Una spedizione punitiva.
Per quei fatti sono imputati di omicidio e distruzione di cadavere Sergio Benazzo e Gianina Pistroescu, anche se molti indizi concordano nel far pensare che le maggiori responsabilità potrebbero essere da cercare altrove.
Per cercare di ricostruire quella parte mancante ieri il pm Barbara Cavallo ha esaminato in aula Rodolfo Zamarco, l’uomo chiamato in causa dagli ultimi testimoni, Claudia Malagugini e Roberto Fracchetta. Zamarco era al corrente della comparizione di alcuni testimoni. A lui Benazzo telefonerà più volte, così come Fracchetta, quando troverà nella Bmw di Benazzo il giubbino di Paula.
Zamarco contraddice gran parte del racconto della Malagugini: “è particolare, fa un po’ di commedia… racconta un sacco di balle”. Il teste, alternando italiano e dialetto,
smentisce che Paula abbia mai lavorato nella locanda Valmolin dove, secondo un altro teste, Renzo Altieri, la giovane si prostituiva: “non è vero, è matto, mai saputo dell’esistenza di quella ragazza”.
Probabilmente, secondo Zamarco, sia Claudia Malagugini che Altieri si confondono con Ramona, un’altra ragazza che lavorò presso di lui. Ma Ramona, fa notare l’accusa, iniziò a lavorare al Valmolin solo a metà maggio, quando Paula era morta da almeno due mesi.
Alla Malagugini, Zamarco disse anche che Paula sarebbe stata uccisa da persone dell’Est assoldate dalla Pistroescu. “Ho sempre sostenuto – è il mezzo sì del teste – che la ragazza non poteva essere stata uccisa da Sergio; lui ne era fuori; quella doveva essere gente mandata da qualcuno per costringerla alla prostituzione, gente che non conosceva direttamene Paula”. Perché? “Non lo so, sono chiacchiere di mercato”.
Chiacchiere di mercato che però coincidono con quanto testimoniato da altre tre persone.
Al termine dell’udienza viene depositata un’altra intercettazione: al telefono Benazzo è preoccupato per delle richieste di soldi avanzate dalla Pistroescu; se non vengono ottemperate la donna minaccia di inviare una lettera alla procura.
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