
La via di Villadose dove abitava Benazzo
Arriva dalla Romania un’altra verità sulla morte di Paula Burci. La ragazzina di 19 anni fatta arrivare in Italia con la promessa di un lavoro e poi avviata alla prostituzione sarebbe morta al termine di un pestaggio. Perpetrato da chi voleva darle una lezione.
A raccontare dallo schermo della video conferenza tenuta ieri a Bologna – dove si è trasferita appositamente la Corte d’Assise – nuovi dettagli sull’omicidio di Zocca di Ro (dove venne trovato il cadavere carbonizzato della giovane) è Jana Serbanoiu, rumena detenuta nel carcere di Craiova per reati contro il patrimonio. Qui conobbe Janina Pistroescu, imputata assieme a Sergio Benazzo dell’assassinio della ragazza.
La Pistroescu era stata estradata in patria dalla polizia di Ferrara dopo essere stata arrestata dietro un provvedimento di cattura emesso dall’autorità balcanica per reati legati alla prostituzione. In cella le serve una “volontaria” con un sufficiente grado di istruzione per redigere alcune dichiarazioni da inviare alla magistratura italiana che stava indagando sul suo conto per l’omicidio Burci.
Da quei racconti, conditi di confidenze e dettagli, nascono le dichiarazioni rese ieri dalla testimone. Testimone che all’inizio non voleva nemmeno parlare. Si sentiva minacciata, a suo dire, da quello che dall’Italia e dal carcere poteva farle l’ex compagna di reclusione. Solo dopo reiterate insistenze e le assicurazioni di protezione della pm Barbara Cavallo e dell’avvertimento da parte del presidente del tribunale, il giudice Luca Marini, che poteva incorrere nel reato di falsa testimonianza o reticenza, la donna si è decisa a raccontare quanto sapeva. Per quattro ore e mezza.
L’esordio non è stato dei più convincenti: la Serbanoiu si lamentava delle promesse disattese di farla uscire di galera da parte della Pistroescu. “Sono due anni che sto aspettando di uscire e invece sono ancora qui”…
Poi il racconto. Paula, secondo quanto appreso dalla teste, sarebbe stata venduta a un non ben identificato gruppo di sfruttatori dai due imputati per ripianare dei debiti. Dal luogo dove veniva tenuta, però, Paula fuggì per tornare a Villadose, in provincia di Rovigo, dove Benazzo viveva con l’allora fidanzata Pistroescu. I suoi nuovi “padroni”, però, non rinunciarono così facilmente a lei e riuscirono a rintracciarla. L’identità di questi malviventi rimane oscura. La teste parla di “un marocchino, un albanese, un tale Roberto, e un Alfredo”.
Non appena la trovarono iniziarono a massacrarla di botte, fino ad ucciderla. Dalle parole della Serbanoiu sembrerebbe che il gruppo volesse solo darle una lezione. La violenza del pestaggio però risultò fatale alla giovane. A questo punto si pose il problema di far sparire il cadavere. Che verrà portato in golena, vicino a Zocca di Ro, e dato alle fiamme.
Su quest’ultimo frangente la deposizione si fa “particolarmente confusa”, come fa notare l’avvocato Rocco Marsiglia, difensore della Pistroescu: “non si capisce quante erano le persone che la picchiarono, quale auto usarono per far sparire il corpo, chi guidava.. troppi dettagli mancano ancora per rendere il quadro che ha dipinto aderente alla realtà”.
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