Cronaca
6 Maggio 2012
È tornata a Ferrara l’animalista arrestata per il blitz contro Green Hill

“Sconvolta da quel silenzio”

di Marco Zavagli | 3 min

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Beata Stawycka,

È tornata a casa Beata Stawycka, 39enne polacca, istruttrice di nuoto, residente a Ferrara da 9 anni (da 15 in Italia), che era tra le dodici persone arrestate lo scorso 28 aprile a Montichiari (in provincia di Brescia), dopo il blitz che aveva liberato una cinquantina di cani beagle destinati alla vivisezione.

Dopo due giorni passati dietro le sbarre “ora va meglio”, racconta, “ma quello che ho visto dentro quei capannoni mi ha sconvolta”. Beata Stawycka non è una “guerrigliera” dell’animalismo. Semplicemente spinta da sensibilità verso gli animali che ama, ha letto su internet la notizia della manifestazione contro Green Hill ed è partita da sola alla volta di Montichiari.

Una volta penetrata all’interno dell’allevamento (in Italia è vietata la vivisezione, ma non l’allevamento di animali destinati ad essa) insieme alle altre persone, però, qualcosa l’ha sconvolta. “Quel silenzio spettrale cui ho assistito non lo dimenticherò mai”. Beata si è trovata di fronte a uno dei corridoi contornati dalle gabbie in cui sono rinchiusi i cani. “C’erano file interminabili di cellette – ricorda -, lungo corridoi bui e maleodoranti. Non ho visto recipienti con acqua. Molti cani avevano taglia lungo tutta la pancia che arrivavano fino al collo, come se fossero stati appena operati”. Ma quello che più l’ha colpita è stato il fatto che, nonostante l’invasione degli animalisti, l’intervento delle forze dell’ordine, i conseguenti fragori e il caos, “da quei corridoi non si è levato nemmeno un rumore. Nessun animale ha abbaiato. Nemmeno un guaito. È stato straziante: Come è possibile che un cane non reagisca con spavento, curiosità o rabbia in una situazione del genere? Cosa è successo?”.

Schiantata dalla ‘visione’, la 39enne è corsa via, scontrandosi con un carabiniere, che l’ha bloccata e arrestata con l’accusa di violazione di domicilio. L’arresto è stato convalidato e il gip ha emesso nei suoi confronti il divieto di ritorno nel comune di Montichiari. Ora però su di lei pendono anche le accuse di rapina impropria (“anche se in braccio non avevo alcun beagle; non avevo sottratto alcun animale”) e resistenza a pubblico ufficiale. Oltre alla possibile richiesta di risarcimento danni che Green Hill potrebbe avanzare in tribunale (si parla di 250mila euro nei confronti dei 12 arrestati).

Quanto successo, secondo la donna, ha il sapore del paradossale: “Non è giusto che si mettano le manette ai polsi di chi voleva liberare quei poveri animali e si lascino i cani dentro le gabbie. Le istituzioni devono fare qualcosa”.

A cominciare “dal verificare le condizioni dei cani”. A proseguire ora è il suo avvocato, David Zanforlini, che si dice “perplesso”, per “un arresto motivata da una violazione di domicilio, nemmeno aggravata. E ora che le contestano anche la rapina impropria, pur non avendo ‘rubato’ alcun cane, rischia fino a 5 anni di carcere”.

Di Green Hill in ogni caso si risentirà parlare presto. Per martedì 8 maggio è prevista una manifestazione internazionale contro l’allevamento di Montichiari e la vivisezione. L’iniziativa cade giusto alla vigilia della riunione della XIV Commissione del Senato che dovrà esaminare gli emendamenti al testo dell’articolo 14 per il recepimento in Italia della Direttiva europea sulla sperimentazione animale.

L’appuntamento nazionale è a Milano, alle 15, in piazza Mercanti. Gli organizzatori annunciano presidi e proteste anche fuori dai consolati e dalle ambasciate italiane nelle principali capitali mondiali. Sono annunciate iniziative anche a Ferrara.

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