Cronaca
9 Febbraio 2012
Area tentò invano di acquistarlo per 300mila euro. Venne venduto per 80mila

Riusa, il macchinario venne smontato e portato in Romania

di Marco Zavagli | 2 min

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La bontà dell’intuizione del brevetto Riusa è tutta in quel macchinario, costruito apposto per sfruttare il riciclo di plastica attraverso l’utilizzo nei fondi stradali. Quella macchina venne costruita, difesa a spada tratta e ora si trova in Romania dove, pare, produca a pieno regime.

È il particolare inedito che esce dall’aula B del tribunale di Ferrara, dove ieri si è tenuta l’udienza del processo Riusa che vede imputati l’ex direttore di Area Arrigo Bellinazzo, l’ex ingegnere capo della Provincia Gabriele Andrighetti, Luigi Astolfi, Andrea Frabetti (anche lui geometra della Provincia), Stefano Farina e Andrea Prampolini, ex manager di Berco.

Secondo la ricostruzione della guardia di finanza di Ferrara, Bellinazzo, Andrighetti, Luigi Astolfi e Andrea Prampolini costituirono nel 2007 una società (Riusa.Eu) per brevettare e commercializzare il prodotto Riusa, che permetterebbe di utilizzare cascame della raccolta differenziata da sostituire a terra e sabbia nella pavimentazione stradale.

Il progetto finito nelle carte della procura nel marzo 2009, sul quale ha indagato il pm Nicola Proto, venne avviato nel 2004 con la collaborazione dell’Università nella fase di ricerca e nei test sulle caratteristiche meccaniche e sulla stabilità del materiale (rifiuti plastici risultanti dai processi di selezione della raccolta differenziata).

Da allora le indagini della finanza hanno portato a ipotizzare richieste “improprie” di denaro a enti pubblici, tra cui appunto Area (si parla di oltre 900mila euro complessivi). A rispondere dell’accusa di peculato sono infatti chiamati i soci di Riusa.Eu (Bellinazzo, Andrighetti, Astolfi e Prampolini).

Su Bellinazzo pende anche l’accusa di corruzione. Per Andrighetti si aggiunge l’ipotesi di truffa per uso illecito di due auto di proprietà della Provincia. Di tentata truffa è accusato un funzionario pubblico, l’ingegnere capo del Comune di Copparo Stefano Farina (per aver cercato di ottenere un finanziamento di 500mila euro dalla Regione).

Tornando alla famosa macchina, la sua esistenza sarebbe la prova che Area venne estromessa dall’utilizzo del brevetto. Persi i brevetti, la società di servizi copparese cercò, inutilmente, di avere almeno la macchina creata da quell’idea. Dalla testimonianza degli inquirenti sentiti ieri, emerge che la stessa Area cercò di acquistare il modello, offrendo 300mila euro alla società di leasing, la Commercio e Finanza spa di Napoli, che fa capo al Gruppo Carife. Società che invece l’ha ceduta per 80mila euro alla Padana commerci di Cento (la somma secondo la procura proveniva per metà da una società romena e per metà proprio da Riusa), che fa capo all’imprenditore centese Martinelli. Questi – secondo l’accusa – l’avrebbe smontata nel’ottobre scorso per portarla in Romania sopra due camion.

Per portare in Italia quella “prova” la procura ha ordinato il sequestro, respinto però dall’autorità romena.

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