Cronaca
24 Gennaio 2012
Processo Zambelli: in aula davanti alla Corte parla Ricci

“Ho saputo dai carabinieri che Filippo era morto”

di Marco Zavagli | 2 min

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“Pensavo solo a Valeria, cercavo il suo sguardo e volevo solo andare da lei”. Ha ricordato davanti alla Corte d’Assise quei minuti fatali Matteo Ricci, il 31enne accusato di omicidio preterintenzionale per la morte di Filippo Zambelli. Quando gli diede quel pugno e lo vide cadere a terra per lui era tutto finito. Voleva tornare dalla sua ragazza per accertarsi di come stava. Non ha pensato a quell’uomo esamine disteso sull’asfalto.
L’unico imputato per il decesso del 39enne avvenuto il 15 gennaio, dopo due giorni di ricovero in neurochirurgia al Sant’Anna, ha scelto di essere interrogato. Al pm Filippo Di Benedetto, agli avvocati di parte e ai giudici racconta i dettagli di quella notte. A differenza degli altri interrogatori resi davanti ai carabinieri in fase di indagini, acquisiti su richiesta dell’avvocato difensore, Dario Bolognesi, ha aggiunto un particolare: un pugno che Zambelli gli avrebbe dato in fronte durante quei momenti concitati in via Foro Boario. Dettaglio confermato da un altro teste sentito ieri in aula. “Era la prima volta in vita mia che davo pugno”, giura davanti alla Corte, “ero sconvolto per quello che era successo alla mia ragazza”.
Le domande degli avvocati di parte civile hanno indagato però anche il dopo. Quando Ricci ha lasciato Zambelli per terra ed è ritornato verso il Renfe. Ammette di non essersi informato sulle sue condizioni, “per me era tutto finito”.
Della morte del 39enne saprà solo quando i carabinieri lo andranno a prendere all’interno del locale dove lavorava. Eppure tra lui e  Mohamed Muhat (indagato inizialmente per concorso in omicidio – accusa poi archiviata), che era con lui dentro il Renfe prima e fuori poi, sono intercorse nelle ore successive quattro telefonate. Lo provano i tabulati delle conversazioni telefoniche fatte al cellulare e portati in aula dal legale della madre di Zambelli, l’avvocato Alessandra Pisa: quattro telefonate dalle 3.53, “quando c’era ancora l’ambulanza sul posto”, come fa notare l’avvocato, alle 5.08. Ricci però dice di non ricordare quelle conversazioni.
Dopo l’imputato sono stati sentiti altri tre testimoni della difesa, che lo hanno descritto come “un ragazzo tranquillo”, “che non si arrabbiava mai”.
Il processo proseguirà lunedì prossimo, con la fase della discussione e la requisitoria del pm, seguita dalle arringhe delle parti.

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