Cronaca
18 Gennaio 2012
A processo uomo per maltrattamenti: “Puntò il trapano alla tempia di mia figlia”

La denuncia dopo 25 anni di inferno

di Marco Zavagli | 2 min

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Un "complotto" contro Anna Ferraresi, architettato dall'ex vicesindaco, con l'obiettivo di "farla licenziare" e "metterla in difficoltà". È tornata a parlare Rossella Arquà e lo ha fatto oggi, mercoledì 13 maggio, davanti alla giudice Valentina Camurri del tribunale di Ferrara, dove è stata ascoltata come testimone chiave nel procedimento per il presunto dossieraggio in municipio

Quel giorno ha visto la donna che abitava di fianco sfondare la sua porta di casa. Gridava impaurita e si tirava dietro la piccola. Scappava dal compagno, che la inseguiva con una mazza da golf. È stata sentita ieri in tribunale l’unica testimone del processo che vede imputato un ferrarese cinquantenne per maltrattamenti in famiglia nei confronti di convivente e figlia minorenne e minacce aggravate nei confronti della figlia.

In una notte di agosto del 2007, dopo l’ennesimo litigio, l’uomo afferra una mazza da golf che teneva in casa e insegue la compagna e la bambina, che all’epoca aveva 10 anni. Loro scappano di casa e sfondano letteralmente la porta della vicina. Qui, al sicuro, la donna chiama la polizia e finalmente sporge querela.

A parlare in udienza, davanti al pm onorario Sheila Davi e al giudice Attinà (che sostituiva il giudice Rizzieri), è la vicina di casa della moglie, parte offesa in giudizio che ha scelto di non costituirsi parte civile contro quell’uomo con cui ha convissuto 25 anni. Lei oggi ne ha 47. E nel corso dell’udienza precedente aveva raccontato come passò gli ultimi anni in casa con lui.

Anni di terrore, contrassegnati da insulti e minacce. Anche nei confronti della figlia. A volte – sempre secondo la versione della compagna – lui era arrivato a puntare pezzi di vetro verso il collo della piccola. Una volta anche un trapano alla tempia. Lei invece si era vista un coltello a poca distanza dal volto. E questo praticamente ogni volta che tornava dal bar ubriaco.

Al giudice aveva raccontato lo scorso dicembre che il compagno passava l’intera giornata a letto. Si alzava soltanto per andare al bar. O per andare a spacciare. Così infatti, secondo la versione della persona offesa, si procurava i soldi per vivere.

E lei, forse per paura, ha sempre sopportato. Fino a quell’ultima follia di agosto. Confermata appunto ieri in aula dalla vicina. Una follia che però rappresenterebbe un unico episodio, come sottolinea la difesa, sostenuta dall’avvocato Eva Neri, che fa notare come “la teste, a domanda diretta, ha detto di non aver mai assistito ad altri eventi simili”. Un unico avvenimento “che rientra nelle minacce che configurano il presupposto dei maltrattamenti. Nulla infatti, a parte le parole dell’ex compagna dell’imputato, conferma le ipotesi di minaccia nei confronti della figlia”.

Il processo continuerà a fine febbraio con la discussione e le richieste delle parti.

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