Cronaca
11 Ottobre 2011
Madre e nonno condannati in cassazione per iperprotettività

Quando l’amore diventa una violenza

di Marco Zavagli | 3 min

Leggi anche

Lavori conclusi per l’ampliamento del nido I Girasoli

Sono conclusi i lavori di ampliamento dell’Asilo Nido “I Girasoli” in via dell'Ippogrifo, in zona Rivana. Dopo un investimento di 1,8 milioni di euro, la struttura è ormai pronta per essere consegnata alle famiglie, rafforzando l’offerta educativa per la prima infanzia

A Malborghetto i volontari piantano nuovi alberi

Nel pomeriggio di venerdì 20 febbraio a Malborghetto si è svolto un significativo momento di partecipazione e cura del territorio nell'ambito del Patto comunale di Comunità, che ha visto la collaborazione attiva tra cittadini, volontari e istituzioni

Aggredisce il padre e minaccia i Carabinieri

Notte di tensione a Lido di Spina, dove i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Comacchio, supportati dai colleghi della Stazione di Porto Garibaldi, hanno dovuto bloccare un uomo in forte stato di alterazione

Spacciava crack ai Tre campi

Intorno a metà mattina, gli agenti hanno notato il giovane allontanarsi da un gruppo a bordo di una bicicletta elettrica e lo hanno seguito fino a un parcheggio, dove ha incontrato un acquirente. Lo scambio di diverse dosi in cambio di denaro è avvenuto in pochi istanti

Fiera bis, la sentenza. Crollano tutte le accuse a Tagliani e Modonesi

Finisce col crollo dell'intero impianto accusatorio il processo Fiera bis, che vedeva tra gli imputati l'ex sindaco Tiziano Tagliani e l'ex assessore Aldo Modonesi. Per loro, durante la mattinata di venerdì 20 febbraio, il gup Andrea Migliorelli del tribunale di Ferrara ha rispettivamente pronunciato sentenza di proscioglimento e assoluzione

L’iperprotettività dei parenti, o meglio l’eccesso di cura che arriva all’impedire una normale socializzazione del bambino, sono equiparabili a una violenza. Lo afferma la Corte di Cassazione, che con la sentenza 36503 conferma la condanna di primo grado a 1 anno e 4 mesi, pronunciata dal tribunale di Ferrara nel 2004 e confermata in appello, nei confronti di una madre e di un nonno per eccessive attenzioni al figlio/nipote, che all’epoca dei fatti aveva sei anni.

I due avrebbero chiuso in una cappa di vetro l’infanzia del loro figlio e nipote. In questo modo avrebbero impedito una sano sviluppo psicofisico del bimbo. E questo proteggendolo oltre misura e finendo per fare del loro amore un fattore controproducente alla crescita. Lo strano caso si porta dietro strascichi di altri processi, patrie potestà decadute, interventi di assistenti sociali e tanto altro. Tutto a scapito del bambino, che oggi si rifiuta persino di voler incontrare il padre, che non vede il figlio da ormai dieci anni.

Proprio il genitore “ricusato” aveva portato i parenti in giudizio, davanti al tribunale dei minori, per fatti analoghi antecedenti al 2004, ottenendo anche una sentenza a lui favorevole. Nel marzo 2010 sempre la Cassazione aveva condannato la donna a 11 mesi per mancata esecuzione di un provvedimento di affidamento del giudice.

A queste causa se ne assomma una seconda, definita in primo grado sempre a Ferrara, che ha visto nell’aprile 2010 il giudice emettere una maxi condanna per la madre (tre anni), il nonno (tre e mezzo) e questa volta anche la nonna (due anni).

Ai parenti viene rimproverato l’aver tenuto chiuso in casa il giovane, impedendogli di giocare all’aperto con gli amici, di andare alle feste dei coetanei, di avere insomma un’infanzia normale. Tanto che a scuola la maestra faceva notare le difficoltà a salire le scale, o la deambulazione insufficiente per un bambino di quell’età.

Addebiti confermati nel dibattimento del secondo processo (quello conclusosi in primo grado) dalle consulenze di psicologi dell’età infantile (il comportamento dei tre sarebbe consistito nel non fargli frequentare la scuola con regolarità, nell’impedire la sua socializzazione, nell’impartirgli regole di vita tali da incidere sullo sviluppo psichico del minore con conseguenti disturbi deambulatori).

La sentenza della Cassazione è importante “non solo perché cristallizza il fatto considerato reato, ma anche perché introduce una ipotesi innovativa nel nostro diritto”, commenta l’avvocato Henrich Stove che assiste il padre: “quella che viene impropriamente definita iperprotettività non è una condotta in buona fede, ma un comportamento distruttivo”.

In termini tecnici la giurisprudenza introduce con questa sentenza la Pas, sindrome da alienazione parentale. “Queste condotte di sottrazione della figura genitoriale – prosegue Stove – vengono così equiparate giuridicamente a una violenza, a un maltrattamento. E lo stesso vale per le condotte omissive, come impedire al figlio di vedere il padre o impedirgli di socializzare”.

Grazie per aver letto questo articolo...

Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.

 

OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:

Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com