Attualità
27 Giugno 2026
Sicet, Sunia e Uniat criticano la legge che ha convertito il decreto 66: "Non garantisce il diritto alla casa e affida al mercato la soluzione del disagio abitativo"

Piano Casa, i sindacati degli inquilini bocciano la riforma: “Risposta inadeguata all’emergenza abitativa”

di Redazione | 3 min

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Il nuovo Piano Casa nazionale, approvato definitivamente dal Governo con la conversione in legge del decreto 66 il 23 giugno scorso, non convince i sindacati degli inquilini. In una nota congiunta, Sicet, Sunia e Uniat esprimono un giudizio fortemente negativo sul provvedimento, definendolo “una risposta inadeguata e sbagliata al crescente disagio abitativo” che interessa centinaia di migliaia di famiglie, giovani lavoratori e studenti.

Le organizzazioni sindacali sottolineano come, nonostante le richieste di confronto avanzate nei mesi scorsi, il Governo abbia proceduto senza coinvolgere le parti sociali. “Ci troviamo con azioni che il Governo metterà in piedi senza dare però risposte vere ed urgenti ai bisogni dei cittadini in termini di diritto all’abitare”, affermano.

Secondo Sicet, Sunia e Uniat, il testo approvato non affronta le dimensioni dell’emergenza casa. “Di fronte a un milione e mezzo di famiglie in condizioni di grave disagio abitativo e oltre 350 mila nuclei in attesa da anni di una casa popolare, il voto di fiducia alla Camera certifica una risposta del tutto inadeguata e sbagliata”.

Tra i punti maggiormente contestati vi è la possibilità di alienare una parte del patrimonio di edilizia residenziale pubblica. I sindacati parlano di “un grave piano di alienazione pubblica”, sostenendo che la misura rischi di ridurre ulteriormente l’offerta di alloggi popolari. Critiche anche al modello di edilizia integrata previsto dal Piano, che “continua a parametrare i prezzi ai valori di mercato, con il rischio concreto di replicare i fallimenti delle esperienze del social housing”.

Le organizzazioni evidenziano inoltre l’assenza di una quota minima di alloggi destinati all’affitto e il mancato rifinanziamento dei fondi per il sostegno alle locazioni e alla morosità incolpevole. Contestata anche l’introduzione dei Commissari straordinari, dotati di ampi poteri derogatori rispetto alla pianificazione urbanistica ordinaria. Una scelta che, secondo i sindacati, “espone i territori al rischio di insediamenti impattanti e privi di servizi adeguati”, riducendo al contempo il ruolo programmatorio di Regioni ed enti locali.

Altro elemento di preoccupazione riguarda le risorse economiche. Per Sicet, Sunia e Uniat i 970 milioni di euro previsti in cinque anni sono insufficienti per affrontare il problema abitativo. “Risorse insufficienti per riqualificare i 60 mila alloggi pubblici oggi sfitti”, osservano i sindacati, ricordando che le famiglie in graduatoria per una casa popolare sono circa 350 mila a livello nazionale, di cui 29 mila in Emilia-Romagna.

Nella nota viene infine criticato il disegno di legge sugli sfratti esecutivi presentato parallelamente dal Governo, che secondo le organizzazioni rischia di aggravare ulteriormente la situazione. “Il diritto alla casa necessita di una strategia complessiva, risorse, strumenti adeguati e riforme”, concludono i sindacati, ribadendo la richiesta di riconoscere l’abitazione come un livello essenziale delle prestazioni sociali da garantire su tutto il territorio nazionale attraverso un forte intervento pubblico.

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