Mar 26 Lug 2011 - 523 visite
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Metodo Zamboni, “malati rischiano di emigrare”

Allarme lanciato dall’Associazione Ccsvi nella Sm: “Condizionamenti dal Ministero”

“I condizionamenti e le difficoltà poste dal Ministero della Salute rischiano, ancora una volta, di far scomparire una ricerca tutta italiana”. È l’allarme lanciato da Gisella Pandolfo, presidente della Ccsvi nella Sclerosi multipla, l’associazione onlus che supporta la sperimentazione del metodo del ricercatore ferrarese Paolo Zamboni per curare la sclerosi multipla. Pandolfo, dopo un raffronto tra l’incoraggiamento e il sostegno che il metodo Zamboni riceve all’estero rispetto a quanto suscita in Italia, si augura “di non dover essere tutti costretti a emigrare, malati in cerca di cura e ricercatori onesti in cerca del giusto riconoscimento”.

E questo mentre, ad Albany (New York, Usa), “uno studio preliminare su 125 pazienti – spiega la presidente -, appena reso noto, conferma l’efficacia dell’angioplastica alle vene colpite da insufficienza venosa cronica cerebrospinale (Ccsvi) come trattamento della sclerosi multipla (Sm)”.

A Stanford (California, Usa), i ricercatori “danno per scontato che la Ccsvi esiste e che si associa alla Sm, e indagano mettendo a confronto due diverse tecniche diagnostiche, che risultano in parte sovrapponibili e quindi ulteriormente confirmatorie della correlazione tra le due patologie”.

In Canada, si stanziano fondi pubblici per il finanziamento di trial clinici su queste patologie e relativo trattamento (Canada).

Invece, in Italia, “si mette ancora in dubbio l’esistenza stessa della Ccsvi, si discute pretestuosamente della sua correlazione con la Sm, si perde tempo, pavidamente facendosi condizionare da falsamente motivate e restrittive posizioni ministeriali. Tutto questo, mentre i malati sono costretti a mobilitarsi per finanziare Brave Dreams”, la sperimentazione guidata dal prof. Zamboni.

Stiamo parlando della correlazione, individuata da Paolo Zamboni, responsabile del Centro Malattie Vascolari dell’Università di Ferrara, tra una patologia venosa da lui stesso scoperta, la Ccsvi, e la Sclerosi Multipla. “E del fatto – aggiunge Gisella Pandolfo – che, curando la prima con l’angioplastica, i malati di SM ottengono indubbi benefici: la Sm si ferma, la qualità di vita dei pazienti migliora”.

E’ di questi giorni poi la presentazione al Vascular Annal Meeting di Chicago, da parte del dott. Manish Mehta, dei dati preliminari di preparazione allo studio americano Liberation (Albany, New York), che ha lo scopo di valutare il trattamento della Ccsvi mediante angioplastica nei malati di SM.

I dati presentati riguardano i primi 125 pazienti con Sm con stenosi alle giugulari interne e nelle azygos, con diverse età e con diversi livelli di malattia e disabilità, secondo quanto indicato da Zamboni. Questi dati, afferma Mehta, “suggeriscono che il trattamento è sicuro e ha offerto miglioramenti su sintomi specifici della malattia e sulla qualità di vita”.  “ I miglioramenti – è stato precisato – sono arrivati in tutte le forme di SM eccetto che per la primaria progressiva”.

“Naturalmente – premette la presidente dell’associazione, che vede Nicoletta Mantovani Pavarotti come presidente onorario – tali risultati avranno bisogno di essere convalidati da Liberation, il futuro trial controllato, randomizzato, in doppio cieco, che riguarderà 600 pazienti: uno studio analogo al Brave Dreams di Zamboni, per metodo e numero di pazienti”.

Sempre in questi giorni, la Stanford University della California ha pubblicato sull’American Journal of Neuroradiologyuno studio atto a misurare la capacità diagnostica della risonanza magnetica (MRV) per le stenosi della Ccsvi.

L’indagine, eseguita su 39 pazienti, era volta a testare la bontà della tecnica Mrv comparandola con il gold standard della flebografia con catetere. Gli studiosi hanno potuto verificare che, considerando il solo caso di stenosi della parete venosa (e quindi tralasciando le altre malformazioni che possono determinare la Ccsvi quali setti o valvole malformate) la tecnica Mrv da loro proposta dà risultati diagnostici equivalenti a quelli dell’indagine flebografica.

“Una cosa ottima, perché in questi casi si può evitare l’invasività della flebografia, e l’operatore-dipendenza dell’Ecocolordoppler”, precisa Pandolfo, che sottolinea come “tutto questo, e altro ancora, dimostra che mentre l’Italia sta a guardare, il resto del mondo procede nell’accettazione e conferma di quanto proposto da Paolo Zamboni. Dando speranze concrete ai malati di sclerosi multipla e di Ccsvi”.

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