mer 1 Giu 2011 - 751 visite
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Calcioscommesse, denunciato Leo Rossi

L'ex allenatore della Spal e della Giacomense figura fra i 28 indagati dell'inchiesta che ha portato anche a 16 arresti in tutta Italia

Leonardo Rossi (foto tratta dalla pagina di Facebook del Ravenna Calcio)

C’è anche Leonardo Rossi fra le persone denunciate a piede libero nell’ambito dell’indagine sul calcio scommesse che ha portato all’arresto di sedici persone in tutta Italia, a conclusione di un’inchiesta condotta dalla squadra mobile di Cremona e coordinata dal Servizio centrale operativo. L’ex allenatore della Spal (nella stagione 2007/08) e della Giacomense figura fra i 28 indagati dell’inchiesta da cui è emerso che le persone finite in manette, fra le quali figura anche l’ex capitano della Lazio e attaccante della Nazionale, Beppe Signori, avrebbero condizionato negli ultimi mesi i risultati di diverse partite di calcio di serie B e Lega Pro.

Come hanno fatto sapere dalla Questura di Ferrara fanno, le indagini non interessano né la società né i giocatori della Spal, sebbene una partita del 16 gennaio scorso contro la Cremonese risulti sotto inchiesta. L’abitazione di Leo Rossi, che risiede a Ferrara, è stata oggetto di una delle perquisizioni eseguite in tutta Italia nei confronti degli indagati, di alcune ricevitorie e di uno studio di commercialisti. Tra i sedici arrestati, invece, ci sono ex giocatori di serie A e di serie minori ancora in attività, oltre a dirigenti di società sportive di serie B e C e di Lega Pro. I 28 indagati sono invece accusati di associazione a delinquere nell’operazione che ha coinvolto le questure di Como, Bologna, Rimini, Pescara, Ancona, Ascoli, Ravenna, Benevento, Roma, Torino, Napoli e, appunto, Ferrara. Nei confronti degli arrestati la magistratura ha emesso sette ordinanze di custodia cautelare in carcere e nove arresti domiciliari.

Tutto è partito dalla denuncia della società calcistica Cremonese dopo un episodio inquietante: per falsare il risultato di una partita ai giocatori sarebbero stati somministrati calmanti a loro insaputa, ma al termine della partita diversi atleti si sono sentiti male, così da insospettire la società. Da qui sono partitite le indagini che sono arrivate a scoprire una sorta di associazione a delinquere che avrebbe ramificazioni di tutta Italia. Secondo gli inquirenti, infatti, l’organizzazione era in grado di condizionare i risultati di alcuni incontri per poi effettuare consistenti puntate di denaro attraverso i ciruiti legali delle scommesse, assicurando così affari fino a diverse centinaia di migliaia di euro a partita. Come detto, le accuse sono pesanti, ipotizzando il reato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alle frode in competizioni sportive.

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