Cronaca
30 Aprile 2025
Accolta la richiesta della difesa che ha rilevato discordanze nelle dichiarazioni che il giovane rilascio alla madre, alla psicologa e all'assistente sociale

Il padre abusò di lui. Sarà sentito in appello

di Pietro Perelli | 2 min

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La Corte d’Appello di Bologna ha accolto le richieste della difesa e sentirà un giovane diciassettenne, parte offesa nel processo che vede imputato il padre per aver abusato sessualmente di lui quando aveva 6 anni.

L’udienza di appello si è tenuta davanti alla seconda sezione penale dopo il ricorso dell’avvocato difensore Enrico Segala che ha ritenuto discordanti le dichiarazioni che il giovane rese alla madre, alla psicologa e durante l’incidente probatorio.

A sostegno della richiesta di Segala una frase che la madre pronunciò durante un’udienza a sommarie informazioni e che le aveva riferito il figlio: “Il papà non mi ha mai fatto niente”.

L’uomo era stato condannato in primo grado a nove anni di reclusione con l’accusa di violenza sessuale pluriaggravata.

I fatti sono risalenti al 2014, ma la storia venne a galla solo tre anni dopo. Secondo la ricostruzione accusatoria in primo grado, l’uomo avrebbe in più occasioni costretto il figlio ad avere rapporti di natura sessuale mentre erano in doccia o erano sul letto e a fare giochi sessualmente espliciti con l’uso di caramella dalle forme ambigue.

Il bimbo venne sentito anche in audizione protetta in incidente probatorio e considerato attendibile, ma alcuni dei fatti emersi inizialmente ‘scomparirono’ dal racconto. In udienza la madre ha riferito che il figlio le ha detto che dichiarò certe cose perché era piccolo e aveva inventato tutto.

Anche per questi motivi, già in primo grado, la difesa  – avvocato Enrico Segala –  aveva chiesto di assolvere il proprio assistito.

L’accusa pubblica invece, sostenuta allora dal pm Alberto Savino, aveva chiesto sette anni, richiesta cui si era associata la parte civile, rappresentata allora come oggi dall’avvocato Silvia Callegari.

Oltre alla pena detentiva, il giudice collegiale aveva imposto un risarcimento di 50mila euro alla parte civile e l’interdizione dai pubblici uffici e dagli istituti giuridici della tutela e della curatela.

La prossima udienza è fissata per il 9 settembre 2025.

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