“Questo processo non si può vincere senza consulenti di parte”. È con amarezza che David Zanforlini lascia l’aula B del tribunale di Ferrara dopo il controesame dei consulenti della difesa. L’avvocato che assiste Legambiente, parte civile in causa, lamenta come “per certe considerazioni tecniche è indispensabile un supporto altrettanto competente per controbattere a certe affermazioni”.
Le affermazioni sono quelle che l’epidemiologo Carlo Zocchetti e il biologo molecolare Tommaso Dragani hanno elencato davanti al giudice Diego Matellini in difesa degli ex manager della multinazionale della chimica accusati di lesioni gravi e omissioni di protezioni sui luoghi di lavoro nei confronti di due ex autoclavisti malati di epatocarcinoma,Michele Mantoan e Cipro Mazzoni.
Coma alla passata udienza, è stato messo in discussione il dossier sul cvm del 2007della Iarc (l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro), su cui si fonda l’accusa della procura, a causa del campione ridotto di studio: si tratterebbe in sostanza di uno studio epidemiologico e non di una prova medico-scientifica.
“La Iarc agisce in un’ottica precauzionale – aggiunge per la difesa l’avvocato Dario Bolognesi – molto diversa da quella scientifica sulla quale poi si deve basare un tribunale per valutare un eventuale nesso di causalità tra l’esposizione a cvm e l’insorgenza della patologia”.
“Come si può parlare di mancanza di nesso causalità se lo stesso Dragani ha ammesso che una parte del cvm viene metabolizzato dal fegato come fosse qualsiasi altro cibo ingerito?”, controbatte Zanforlini, ricordando come nella “questione di Ferrara, non affrontata nello specifico dai due consulenti della difesa, abbiamo avuto 70 morti”.
Obiezione respinta in aula dallo stesso giudice, che ha ricordato come “nel caso specifico si sta trattando di due persone vive e malate”.
Il processo continua il 7 marzo con gli ultimi consulenti della difesa.
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