Ferrara Summer Festival: il Tar deciderà l’8 luglio
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La decisione sulla sospensione urgente dei concerti in Piazza Ariostea verrà presa dal Tar in seduta collegiale l’8 luglio, quando mancheranno ancora nove concerti alla fine della kermesse.
Il ricorso presentato da 74 residenti delle zone limitrofe contro gli atti autorizzativi del Ferrara Summer Festival 2026 è stato respinto nei giorni scorsi dal giudice amministrativo monocratico non per infondatezza della questione, ma solo per il “bilanciamento immediato degli interessi in gioco, ritenendo allo stato opportuno non interrompere la manifestazione già avviata”.
Lo afferma in una nota Francesco Vinci, l’avvocato che segue a livello amministrativo le istanze dei cittadini che lamentano, tra le altre cose, una lesione del diritto alla salute.
Tra loro infatti ci sono almeno tre persone affette da patologie invalidanti, documentate da certificati medici allegati al ricorso. Si tratta di una anziana affetta da Alzheimer, per la quale lo specialista raccomanda di “evitare l’esposizione a stimoli uditivi intensi”; di un anziano affetto da cardiopatia ischemica post-infartuale, per il quale è prescritto il “mantenimento di un regolare ritmo sonno-veglia”; e di un’altra signora affetta da “cardiopatia aritmogena”, per la quale si consiglia un riposo notturno stabile per evitare recidive e fonti di stress.
Le loro abitazioni, situate in Piazza Ariostea, sono direttamente esposte al palco e alle aree di servizio del festival, “subendo – accusa l’avvocato – l’impatto massimo delle emissioni sonore, nonché del disturbo derivante dall’afflusso e deflusso di migliaia di spettatori”.
Nei loro confronti, recita il ricorso, il Comune di Ferrara “ha sacrificato un bene collettivo e un diritto fondamentale (la quiete e la salute dei residenti) a fronte dell’interesse economico di un privato”. Una scelta “ancora più grave e ingiustificabile alla luce del fatto che l’Amministrazione era stata formalmente messa a conoscenza, tramite la diffida del 18 maggio, della presenza di residenti affetti da gravi patologie, documentate da certificazione medica, per le quali l’esposizione prolungata al rumore costituisce un serio pericolo per la salute”.
Tornando ai motivi del diniego temporaneo di sospensione dei concerti, il legale spiega che le ragioni risiedono nelle tempistiche del deposito, troppo a ridosso dell’avvio dell’evento.
“Questa tempistica non è dipesa dalla volontà dei ricorrenti, bensì dalla condotta dell’Amministrazione. L’autorizzazione in deroga ai limiti acustici e gli atti correlati (compresi i provvedimenti della Soprintendenza e le concessioni di occupazione del suolo pubblico) sono stati rilasciati ed effettivamente conosciuti solo il 12 e il 13 giugno 2026, ovvero a pochissime ore dall’inizio effettivo degli spettacoli”.
Di conseguenza i residenti si sono trovati costretti ad agire in via giurisdizionale d’estrema urgenza a fronte di una tempistica procedimentale compressa e tardiva da parte degli enti competenti.
Lo stesso decreto del Tar evidenzia che “l’amministrazione comunale ha avviato già da tempo la programmazione e l’organizzazione del Ferrara Summer Festival 2026 […] ed ha già a tal fine assunto rilevanti impegni, non solo economici”.
Proprio in base a tale preliminare bilanciamento di interessi contrapposti il giudice ha ritenuto, “in questa primissima e provvisoria fase monocratica, di non bloccare il festival”.
Questo non significa però che il Tar abbia bocciato le censure dei residenti. “Al contrario – riprende Vinci -, il decreto presidenziale riconosce espressamente che la controversia presenta «oggettivi profili di complessità», sia con riferimento alla disciplina delle autorizzazioni in deroga ai limiti acustici (alla luce della delibera regionale 1197/2020 e del mancato adeguamento del regolamento comunale), sia in merito all’iter seguito dagli organi preposti alla tutela del bene culturale di Piazza Ariostea. Si tratta di questioni di indiscutibile rilievo giuridico che richiedono un approfondimento specifico e collegiale”.
Il ricorso dei residenti prepara inoltre il terreno a possibili ed eventuali altre cause. Secondo il legale l’intero procedimento autorizzatorio impugnato “si palesa quale meccanismo elusivo delle norme imperative in materia di contratti pubblici, posto in essere al fine di mascherare un affidamento diretto di una concessione di servizi in favore dell’Associazione Musicale Butterfly, in totale spregio delle procedure di evidenza pubblica”.
Questo perché, dall’esame complessivo della vicenda, emergerebbe – sempre secondo i residenti – che il Comune di Ferrara non agisce quale mero ente regolatore di un’iniziativa privata, bensì quale vero e proprio “dominus” e promotore della manifestazione “Ferrara Summer Festival”.
Questo risulterebbe dal “lancio” degli eventi da parte dello stesso sindaco Alan Fabbri sulla sua pagina Facebook, pubblicato in data 20 maggio 2026, ancora prima che lo stesso Comune emettesse l’autorizzazione in deroga per i concerti.
L’Associazione Butterfly, in questa ipotesi, non sarebbe quindi una semplice richiedente, “ma funge da mero ‘braccio operativo’ dell’Amministrazione per la realizzazione di un evento che, per nome, dimensioni, collocazione e risonanza mediatica, ha tutte le caratteristiche di una iniziativa di matrice e interesse pubblico”.
A questo punto emerge l’accusa rivolta alla giunta Fabbri: invece di indire una gara pubblica per selezionare il miglior operatore in grado di organizzare il “Ferrara Summer Festival”, garantendo le migliori condizioni per l’ente e per la collettività, “il Comune ha utilizzato lo strumento dell’autorizzazione per attività temporanea in modo del tutto sviato e strumentale, al solo fine di affidare direttamente il servizio all’Associazione controinteressata, precludendo a qualsiasi altro operatore del settore di partecipare”.
I residenti e il loro legale ribadiscono “la massima fiducia nella magistratura amministrativa. In quella sede collegiale verranno discussi approfonditamente i palesi profili di illegittimità che inficiano il festival: la totale violazione delle tutele del riposo notturno e della salute pubblica stabilite dalla Regione, il mancato rispetto del decoro nell’uso dei beni monumentali come il sottoportico di Palazzo Rondinelli, e la necessità di tutelare le categorie di cittadini più vulnerabili ed esposte a un disturbo acustico intollerabile e continuo per oltre quaranta giorni”.
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