Cronaca
10 Gennaio 2011
Difficile trovare le risorse. Intanto si lavora sull’immenso archivio

Deserto rosso sul Museo Antonioni

di Marco Zavagli | 3 min

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Ferrara non riavrà il suo Museo Antonioni. O almeno sarà una impresa “al di là delle nuvole”. La struttura di Ercole I d’Este, inaugurata nel 1995 in omaggio all’Oscar alla carriera consegnato al maestro, è chiusa da più di quattro anni. Da quando, nel giugno 2006, il Comune di Ferrara decise di serrarne definitivamente i battenti.

“Quel Museo non era degno né di Antonioni né della sua città”, aveva fatto notare, a ragione, l’allora sindaco Gaetano Sateriale. E in effetti i disegni, gli schizzi e le locandine dei film del regista di Blow up e Zabriskie Point ospitate nelle scarne sale non rendevano al meglio l’idea di uno dei registi più apprezzati nella storia del cinema. Ma da quel giugno 2006 l’amministrazione si è spesa in più occasioni con promesse altisonanti. Anche di fronte alla pioggia di critiche piovute negli ultimissimi anni, all’indomani della morte di Antonioni, avvenuta il 20 luglio 2007. Intellettuali locali e nazionali chiedevano di riaprire un museo che fosse “custode della memoria del regista”, come si espresse a suo tempo ad esempio lo scrittore Roberto Pazzi. Stefano Passigli, allora presidente dell’Istituto Luce, si era offerto addirittura di subentrare al Comune di Ferrara nella gestione del patrimonio artistico lasciato in eredità da Antonioni alla sua città.

Un momento dei funerali di Antonioni nella chiesa di San Giorgio

Questo alla luce di quanto riferito proprio nel giorno del funerale del maestro dalla vicesindaco Rita Tagliati, che assicurò che si sarebbe fatto il possibile per riaprire il Museo. A dire un secco no a “quel museo” fu Sateriale, che rilanciò invece la proposta di “un museo su Ferrara nella cinematografia”, che potesse includere oltre ad Antonioni, “anche Visconti, Rossellini, De Sica e Vancini, Mario Soldati, Montaldo, Sani, Bertolucci, Soldini e altri”.

Un’idea che rimase nella mente dell’ex sindaco. Il suo successore, Tiziano Tagliani, ha evitato di tornare sull’argomento. Mentre l’attuale assessore alla Cultura, il vicesindaco Massimo Maisto, si è premunito in più occasioni di assicurare che “Michelangelo Antonioni non è stato certamente dimenticato dalle istituzioni cittadine, ma, proprio perché rappresenta una delle figure più importanti del cinema mondiale, è nostra intenzione costruire un progetto all’altezza della sua fama, per celebrarne l’opera e la personalità”. Questo nell’agosto del 2009.

Bisognerà aspettare più di un anno per veder annunciare, in sede di presentazione del Salone del Restauro, un programma pluriennale che cita il regista scomparso. “Il 2011 sarà l’anno Florestano Vancini – ebbe a dire Maisto nell’occasione – e presto verrà definito un programma di rassegne e studi a lui dedicati. Infine nel 2012, in occasione del centenario della nascita di Michelangelo Antonioni, il Comune di Ferrara insieme a Ferrara Arte assemblerà un progetto basato sulle diverse forme artistiche esplorate dal noto e apprezzato regista ferrarese”.

Il centenario della nascita intanto si avvicina e l’assessore promette che questa volta Ferrara si farà trovare pronta: “l’ipotesi più plausibile è quella di una mostra per la ricorrenza dei 100 anni dalla nascita, organizzata da Ferrara Arte”. Fin qui nulla di nuovo. L’annuncio venne fatto già qualche mese fa. La novità sta in quello che potrebbe arrivare dopo: “la mostra dovrà essere propedeutica alla catalogazione del materiale dell’archivio Antonioni ed, eventualmente, alla riapertura del museo, anche se di questi tempi aprirne uno è una impresa praticamente impossibile”.

Ma prima ancora della mostra, “partiremo con il lavoro di collaborazione con la Cineteca di Bologna, che è già stata contattata, per valorizzare al meglio il fondo Antonioni”. Un fondo che comprende un patrimonio immenso di opere, dagli originali delle sceneggiature, ai documentari e film, ai libri e dischi di proprietà di Antonioni, passando per le fotografie di scena e altro materiale relativo alla produzione cinematografica.

Attraverso questo ‘tesoro’ sarà possibile far circolare le opere attraverso rassegne e prestiti a mostre e manifestazioni tematiche. Ma anche qui è vietato pronunciare la parola “tempistica”. “Si tratta di un archivio ancora più grande di quello Chaplin – premette Maisto -, per catalogare il quale la Cineteca di Bologna ha impiegato dieci anni. Non sarà un lavoro semplice”.

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