“Ora basta, il vaso è colmo. E’ giunto il momento di finirla con i buonismi, i “pontieri” , le colombe di cui facevamo parte e di spiegare in modo chiaro ai nostri elettori e non solo, della nostra splendida città e dell’amata provincia come stanno veramente le cose dietro le quinte di questa fatiscente fase della politica ferrarese del centro destra”. Le accuse del senatore e di Mauro Malaguti contro Giorgio Dragotto sembrano esser state la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Il vaso è quello della pazienza di Paolo Orsatti, Alessandro Menegatti e Corrado Pocaterra (rispettivamente responsabile settore organizzazione della provincia e componente del coordinamento regionale del Pdl, coordinatore comunale Pdl di Lagosanto, componente del coordinamento provinciale). E con loro ci sarebbero “centinaia di aderenti al movimento Azzurra Libertà”.
Con queste firme in calce alla lettera che inviano alla redazione la parte di Pdl vicina a Dragotto vuole spiegare l’origine di dissapori tra i due big del Pdl ferrarese, che non sarebbe riconducibile a “uno scontro personale tra il senatore Balboni e Dragotto, tra i quali vi è forse un’incompatibilità personale”. Il motivo, “mai dichiarato”, sarebbe tutt’altro: “il tentativo – scrivono – di annientamento totale e definitivo della componente del Pdl proveniente da Forza Italia, con il contestuale abbattimento fisico e politico di qualsiasi ostacolo incontrato lungo il percorso”.
E come? “Grazie ad un piccolo manipolo di persone, un’abile strategia ed un’organizzazione decennale teutonica”.
Secondo Orsatti & Co “la strategia è stata semplice: alle elezioni amministrative di Ferrara e Provincia nelle liste formate insieme da persone provenienti dai due vecchi partiti con un rapporto stabilito da Roma 70% di candidati ex Forza Italia e 30% di ex An, questi ultimi, tra i loro candidati, si sono concentrati su pochissimi nomi, convogliando su di loro tutte le preferenze”.
Una strategia ben più felice di quella degli azzurri, che avrebbero suonato al carica dietro la massima “ognuno per sé – spiegano i “dissidenti” – e vinca il migliore, ma nell’ottica di portare il maggior numero di consensi alla lista del Pdl”.
Il risultato è stato che “nonostante l’esito elettorale fosse per la stragrande maggioranza a favore di Forza Italia, la dispersione delle preferenze su tanti candidati propri, ha causato l’elezione dei candidati ex An”.
Poi è venuto il periodo del vogliamoci bene, durante il quale “illusi, scontenti, voltacasacche, traditori hanno iniziato a mescolare il pentolone del partito”.
Ma non era così secondo i firmatari della lettera “l’annientamento partiva e gli ostacoli, uno dopo l’altro, cadevano”. Il primo a farne le spese, è questa oramai è storia, è stato il sindaco Davide Verri, seguito dal capogruppo Enrico Brandani e dal consigliere Simone Lodi (“rei di avere appoggiato Dragotto alle Regionali”). La lista delle “epurazioni” prosegue con il responsabile della festa nazionale Vittorio Lodi. Poi è partita quella che Azzurra Libertà definisce “la disgustosa campagna acquisti dentro il coordinamento provinciale per raggiungerne la maggioranza. Ora le dichiarazioni sul prossimo probabile congresso provinciale apice dell’annientamento, ovvero l’inversione dei rapporti di forza iniziali ed il controllo totale della provincia”.
“Cari amici – conclude la lettera -, la realtà è che, uno sparuto manipolo di persone che, dopo l’uscita dei finiani con i propri elettori, oggi rappresenta forse il 15 % del Pdl, ha come strategia quella di egemonizzare il 100% della rappresentanza territoriale del partito che ormai, a causa loro, stanno riducendo a un cumulo di macerie. Noi non lo permetteremo”.
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