Dopo sei mesi e una perizia psichiatrica la Procura di Ferrara ha chiuso le indagini per l’omicidio di Sonia Diolaiti. Indagata per omicidio premeditato è la figlia Sara Corcione (38 anni). Fu lei, come ha ammesso davanti alla pm Lisa Busato, ad averle avvelenato il tè che conservava in frigo con del nitrito di sodio, appositamente acquistato su internet.
Aveva atteso che la madre si recasse in vacanza sul Lago di Garda per entrare in casa sua in via Ortigara e portare a termine il piano che elaborava da quasi un anno, da quando cioè – nell’agosto del 2021 – si era procurata le dosi letali.
La madre morirà tra atroci dolori. Chiamerà anche la figlia per chiedere aiuto. Ma la figlia rimarrà a letto serena, attendendo che il veleno facesse il suo corso. Era il 27 luglio 2022.
Solo tre giorni dopo il cadavere verrà scoperto, nella nottata tra venerdì 29 e sabato 30 luglio, quando una coppia di amici della vittima, non avendo più sue notizie da alcuni giorni, chiesero informazioni alla figlia, che diede loro giustificazioni ritenute non plausibili e che li fecero insospettire. Da lì la chiamata al 112 e la macabra scoperta.
Corcione è stata giudicata dalla consulenza disposta dalla procura psichiatrica pienamente cosciente di quello che stava facendo quando ha architettato il piano per uccidere la madre, anche se il suo è il trascorso di una giovane donna che ha vissuto la sua intera vita nella sofferenza psichica e fisica e che dalla madre percepiva durezza, severità e disprezzo.
Secondo il consulente della difesa, invece, Renato Cardelli, direttore del Centro di salute mentale del’Ausl di Ferrara, sarebbe affetta da una semi infermità mentale.
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