Cronaca
7 Aprile 2023
L'uomo era stato accusato di aver schiaffeggiato, spintonato e preso a calci la moglie e i tre figli, che però davanti al giudice hanno rimesso le loro querele

I familiari lo denunciano per maltrattamenti e poi ritirano tutto, prosciolto

di Davide Soattin | 1 min

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L'accusa - almeno sulla carta, e comunque tutta da dimostrare - è molto pesante: quarantasei anni di botte e privazioni ai danni della moglie. Dal giorno del matrimonio nel 1979 a quello del divorzio nel 2019, proseguendo però verosimilmente fino al 2025, quando - nei sei anni successivi - i due hanno continuato a vivere da separati nella stessa casa

Rissa di Pontelagoscuro, arresti non convalidati. Tutti liberi

Tutti liberi i quattro che erano finiti in carcere per la violenta colluttazione a colpi di martello e fendenti di cutter avvenuta, lo scorso 13 febbraio, in via Vivaldo Vivaldi a Pontelagoscuro. Il gip Giovanni Solinas del tribunale di Ferrara infatti, durante l'udienza di ieri (16 febbraio) mattina, non ha convalidato gli arresti

Schiaffi, spintoni e calci alla moglie e ai tre figli, ma anche offese e minacce di morte. La più pesante, quella di gettarli giù dal balcone di casa. A volte usando un coltello, altre un bastone, altre ancora un ferro da stiro.

Per questi eventi, avvenuti tra il 2011 e la fine del 2018 a Cento e poi a San Matteo della Decima, in provincia di Bologna, un uomo di 49 anni di nazionalità pakistana era stato chiamato a rispondere dei reati di maltrattamenti in famiglia e non solo.

A suo carico, infatti, la Procura della Repubblica – pm Lisa Busato – aveva poi contestato anche le lesioni personali aggravate nei confronti della moglie, pakistana di 54 anni, per cui si era resa necessaria una visita al pronto soccorso dove, il 12 agosto 2018, le avevano riscontrato delle contusioni guaribili in cinque giorni.

Ieri (giovedì 6 aprile) però le accuse nei suoi confronti sono tutte cadute. Sentiti davanti al tribunale collegiale infatti, i familiari – parti offese nel processo – hanno tutti ritirato le loro denunce, con il sostituto procuratore che – durante la propria requisitoria – ha per questo motivo chiesto la non procedibilità per la remissione delle querele.

Al termine dell’udienza, la sentenza del tribunale ha così decretato il proscioglimento dell’uomo.

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