Goro. In un momento difficile per il paese, la voglia di uscire di casa la sera sembrava sparita. Poi, il 12 ottobre, sui social dello Young Club Goro è comparso un nome: Bongia. Chi era? Nessuno lo sa con certezza. In paese il nome gira da sempre, i bambini sono andati a chiederlo ai nonni, i nonni dicono che forse è esistito davvero, e nei libri e nelle carte di Goro una prova non si trova. Tutti hanno cominciato a chiederselo, e da quella sera il paese ha ricominciato a guardarsi attorno.
Per una settimana Bongia ha parlato da solo, nei video dei ragazzi dell’associazione, in gorese: diceva di aver avuto tutto e di non essere mai stato visto da nessuno, e chiedeva al paese se sapeva chi fosse. Poi sono arrivate le regole, in dialetto e in italiano, e il gioco si è rivelato semplice. Sei sere di caccia, dal 19 al 29 ottobre: la sera prima un indizio in gorese sui social, da decifrare in famiglia; una finestra del paese dove Bongia si sarebbe affacciato; un selfie da scattare davanti alla finestra e da mandare allo Young Club, per entrare nella classifica dei cacciatori.
È successo quello che nessuno si aspettava. Dopo cena le famiglie uscivano con la torcia in mano, i nonni spiegavano ai nipoti le parole dell’indizio, e un centinaio di macchine giravano insieme per Goro e Gorino a cercare la stessa finestra. È diventato un gioco come quelli di una volta, quando a Goro ci si divertiva con poco e tutti insieme: una finestra, una torcia, una parola in dialetto, e il gruppo che parte. Nei bar e nelle chat del paese si parlava di una cosa sola, in dialetto. Sui social i contenuti del gioco (teaser, indizi, video di Bongia, regole, classifica) hanno sfiorato il mezzo milione di visualizzazioni in meno di tre settimane, e la classifica dei
cacciatori ha superato i cento profili. Perfino il nome della festa finale l’ha scelto il pubblico, con un sondaggio nelle storie: Bongialloween.
Sabato 31 ottobre la caccia si è chiusa nel parco della sede dello Young Club, in via Barchessa, trasformato per una sera in un paese dei mostri: il tunnel della paura, il cimitero degli zombi con gli attori truccati fra le lapidi, i performer in maschera, i gazebo con le lucine e l’area ristoro. C’erano circa trecento persone, bambini, ragazzi, genitori e nonni, molti in costume, e con loro il sindaco. Le foto del parco pieno, scattate dall’alto, raccontano la serata meglio di qualsiasi numero.
Il bilancio lo fanno i ragazzi dello Young Club, tutti insieme, con una dichiarazione: «Bongia è la Goro di una volta che è tornata. L’idea è nata in una riunione, circa due mesi fa: fare qualcosa che facesse girare la gente, che la coinvolgesse. Poi ognuno ha fatto la sua parte: chi i video, chi i social, chi gli enigmi, chi la strategia, chi ha curato il posizionamento e il controllo costante di Bongia durante le sei uscite alla finestra. E alla fine tutti insieme abbiamo creato questo format. In un momento brutto per il paese la spensieratezza era sparita: in queste serate c’erano intere famiglie in giro e un centinaio di macchine che giravano insieme per Goro e Gorino. Bongia ha portato tanta positività, ed era questa l’essenza, lo spirito della caccia».
Lo Young Club ha voluto ringraziare tutti i volontari che hanno allestito il parco e dato una faccia ai mostri, il Comune di Goro per il patrocinio e per la presenza del sindaco, la Pro Loco e chi ha dato una mano con
materiali, tutte le location che hanno dato la disponibilità a ospitare Bongia alla finestra, e soprattutto i cacciatori: la festa l’hanno fatta loro.
E il paese che è uscito di casa per cercare Bongia, domenica torna nel parco per le castagne, con lo stesso spirito: divertirsi con poco, tutti insieme, in gruppo. Domenica 8 novembre, dalle 16, sempre nel parco della sede in via Barchessa 13, lo Young Club Goro invita tutti alla Castagnata ad San Martin: castagne sulle braci, frittelle con le mele, bevande calde, un pomeriggio per scaldarsi insieme dopo le serate di Halloween, con i bambini che hanno cercato Bongia e i nonni che hanno tradotto gli indizi. La locandina, per la prima volta, è scritta interamente in dialetto gorese, e lo dice a modo suo: «Gnì a scaldarve: a gh’n’è par tuti», venite a scaldarvi, ce n’è per tutti.
L’iniziativa ha il patrocinio del Comune di Goro ed è aperta a tutti.
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